Il fascino ‘discreto’ del lupo è duro a morire nei CEO

Leonardo DiCaprio nel ruolo di Jordan Belfort in "The Wolf of Wall Street".
Leonardo DiCaprio nel ruolo di Jordan Belfort in “The Wolf of Wall Street”.

E’ di qualche tempo fa il film “The Wolf of Wall Street” con Leonardo Di Caprio. Ancora oggi, c’è chi crede che per essere un buon leader bisogna avere le caratteristiche del lupo. Noi no. E vi spieghiamo perché.

Tina Nunno, Vice Presidente della Gartner Research, è convinta che i CEO per avere successo debbano possedere le caratteristiche del lupo. Lo ha scritto in un saggio del 2014 dal titolo “The wolf in CIO’s clothing” (Il lupo in veste di CEO).

Non sono troppo d’accordo. Che il lupo non si sia fatta una buona fama nel tempo è cosa risaputa. Fin dalle favole dei bambini è stato individuato, suo malgrado, come simbolo del male. Sappiamo anche che non è proprio così: il lupo è un animale intelligente, fedele, leale.

Questo nella realtà animale, ma torniamo all’aspetto metaforico che più ci interessa. Recentemente, anche un film di Scorsese the Wolf of Wall Street ha messo in rilievo le performances negative dei manager che si comportano come lupi feroci nel mondo della finanza. Ma per la Nunno, tutto questo non ha molta importanza. Lei si rifà alla definizione utilizzata da Machiavelli quando descrive le caratteristiche del Principe: animale sociale con un forte istinto predatorio.

Io la penso in modo diverso, e credo che le difficoltà attuali, come la crisi, la grande spinta al cambiamento e al conflitto, non debbano costringere i manager a una trasformazione così drastica. Anzi, secondo me, proprio queste circostanze dovrebbero convincere quelli che un po’ lupi lo sono già a cambiare pelle…

Ma la Nunno è convinta delle sue idee. La metafora del lupo, secondo la brillante saggista, si adatta bene ai manager di oggi che per avere successo devono possedere: “l’equilibrio ideale di un animale sociale intelligente in grado di ispirare i propri collaboratori, creare un gruppo coeso e leale, evidenziando le caratteristiche di predatore spietato per portare il proprio team (leggi: tribù) a combattere e vincere in un ambiente irto di difficoltà e in continuo cambiamento al fine di dominare su un’area sempre più vasta”

Naturalmente, la Nunno dice così perché ha a disposizione una casistica di esperienze di CEO che hanno conformato (forse un po’ superficialmente) la propria attività ai dettami machiavellici.

E’ persuasa, inoltre, e su questo punto concordiamo, che accanto allo studio dell’ingegneria informatica e gestionale, i manager dovrebbero dedicarsi proficuamente anche alla lettura di testi di filosofia politica e morale.

Secondo la Nunno, i CEO di successo devono conoscere bene i tre aspetti fondamentali della strategia di Machiavelli: l’uso del potere, la capacità di manipolazione e la predisposizione alla guerra.

Il manager capace sa che per resistere agli attacchi chi esercita il potere non deve andare alla ricerca di un consenso generale ma far prevalere soprattutto il rispetto. La sua capacità di manipolare gli altri deve consistere nell’essere elastico, nello scegliere di volta in volta i mezzi che si presentano come i più adatti per affrontare le situazioni complesse o nuove.

La guerra, infine, è la capacità di utilizzare le due precedenti abilità per affrontare il mercato, decidendo se è utile difendere le posizioni o, al contrario, proporre cambiamenti, sempre sapendo discernere il rischio dall’azzardo.

L’ultimo consiglio della Nunno è non aprire troppi fronti di guerra. Si potrebbe non essere in grado di affrontarli in modo efficace. I tre punti chiave su cui i CEO devono sapersi muovere con successo sono in fondo abbastanza risaputi: far crescere l’impresa, puntare costantemente alla riduzione dei costi (centralizzazione o modifiche dei centri di business, programmi di riduzione dei costi, fusioni, acquisizioni) e contenere il più possibile l’esposizione ai rischi.

Anche questi obiettivi sono più che condivisibili ma spesso si possono ottenere ricorrendo non ad atteggiamenti aggressivi (non condivido il motto: “Molti nemici molto onore!”), perché possono rivelarsi pericolosissimi per le conseguenze a lungo e breve termine, ma a capacità di negoziazione, condivisione, compartecipazione. Decisamente più faticose da perseguire ma, forse, più durature nel tempo. Ma questa è solo una mia modesta opinione…

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