Due domande a Bruno Segre: Olivetti, un industriale che detestava la civiltà industriale

Abbiamo incontrato presso le Edizioni Terrasanta, Bruno Segre, che è stato collaboratore di Adriano Olivetti e su questa sua esperienza ha scritto il libro “Un umanesimo dei tempi moderni”, Imprimatur Editore (17 euro). Gli abbiamo rivolto alcune domande.

Può descriverci Adriano Olivetti?

Io l’ho conosciuto nel 1955, avevo 25 anni. Olivetti era un personaggio particolare, discreto, timido, con una grande idea: fare in modo che la fabbrica, che era un’impresa privata, riuscisse ad esprimere anche una funzione sociale. Era un industriale che, paradossalmente, detestava la civiltà industriale. E lo dimostra anche la sua battaglia contro la dissennata politica urbanistica delle fabbriche, sfociata nelle formazione di città industriali, rumorose, fumose, sovraffollate, fonte di alienazione.

Quando chiediamo a qualche manager se la democrazia in azienda sia possibile, spesso glissano o rispondono in modo ironico. Qual era la posizione di Olivetti?

Lui ci ha provato a introdurre la democrazia in azienda. Ad esempio, ha propiziato una compartecipazione alla gestione delle risorse sociali. Insomma, ha ceduto un pezzo di potere ai lavoratori che potevano partecipare al consiglio di gestione. Unica azienda italiana. Purtroppo, non è stato capito da nessuno. Né dall’università, né dalla politica, né dal sindacato che perseguiva obiettivi rivendicativi. Io penso che Adriano Olivetti sia stato un genio nel senso leonardesco del termine, in quanto in grado di occuparsi di un ventaglio amplissimo di interessi diversi, sempre affrontati con massima serietà e professionalità.

Uno dei meriti di Olivetti è stato anche quello di fornire ai propri lavoratori strumenti culturali (biblioteche, corsi, conferenze, ecc.) in grado di formarli ed emanciparli. Olivetti si chiedeva: “Può l’industria darsi dei fini? Si trovano questi soltanto nell’indice dei profitti? Non vi è al di là del ritmo apparente qualcosa di più affascinante, una destinazione, una vocazione anche nella vita di una fabbrica?” Per lui erano domande retoriche. La risposta era evidentemente positiva. Oggi, possono sembrare affermazioni visionarie…

Per saperne di più, consigliamo la lettura di “Ai lavoratori”, Edizioni di Comunità (6 euro). Diceva bene Gallino – scomparso di recente – quando affermava: “Olivetti non vuol sembrare un imprenditore amico che parla agli amici operai, ma parla come un dirigente cosciente delle proprie responsabilità e determinato a farvi fronte”. L’essenza della buona leadership!

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