Parte terza: Costruire una cultura etica forte

Yes Man

Cosa fare perché i collaboratori – dipendenti o dirigenti – non vengano tentati da comportamenti poco corretti? Alla base di tutto, l’azienda deve avere una cultura etica forte.

E’ utile naturalmente in questo senso dare ampia diffusione al “Codice etico” (voluto dal decreto legge 231) ma questo documento non deve rappresentare un mero adempimento legale ma lo strumento per dare voce ai principi, valori e prassi che devono costituire l’identità dell’azienda, la sua visione complessiva.

Che cos’è la dissolvenza etica?

Spesso, invece, si è tentati di dare per scontate e, quindi, considerare eticamente corrette, decisioni prese, scelte operative compiute, sia in ambito di reporting finanziario, di corporate governance ma anche, nell’ambito più ampio delle regolamentazioni di settore, che si basano soltanto su una stretta analisi costi-benefici, senza avere il coraggio di rimetterle in discussione dal punto di vista morale. E’ il fenomeno che alcuni studiosi chiamano “dissolvenza etica”.

Questi problemi, invece, dovrebbero essere analizzati e riesaminati anche dal punto di vista etico, magari una volta l’anno, facendo in modo che anche i manager e i collaboratori possano intervenire con suggerimenti o pratiche migliori per colmare eventuali vuoti etici.

Non sempre infatti certi comportamenti sono sollecitati dal fatto di poter trarre guadagni illeciti per scopi di arricchimento personale; addirittura è possibile che i collaboratori  agiscano in buona fede pensando di fare gli interessi azienda e ignorando le conseguenze delle proprie azioni.  Il discorso qui si fa complesso e riguarda la necessità di stabilire una linea di condotta unitaria che individui cosa si intende in realtà per comportamento etico.

Attenzione agli “Yes Man”

Altro argomento delicato è il comportamento di assuefazione da parte dei collaboratori. I cosiddetti “Yes Man” in queste circostanze sono estremamente pericolosi perché, pur testimoni di comportamenti irregolari o non etici, preferiscono far finta di non vedere, evitare qualsiasi coinvolgimento e non denunciare i colleghi né tantomeno i capi per semplice superficialità o nel timore di ritorsioni.

Molti dei recenti scandali che hanno portato alla crisi grandi imprese potevano emergere ben prima e con conseguenze meno drammatiche se i collaboratori, che erano a conoscenza delle irregolarità che venivano perpetrate al loro interno, avessero denunciato tali situazioni.

In certe aziende, quello che conta è la condiscendenza, la passiva adesione alle indicazioni del vertice e qualsiasi posizione contraria diventa pericolosa e va combattuta e tacitata.

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