L’elefante col turbo non corre più veloce!

ElefanteL’abbiamo detto: non bisogna avere paura degli errori, però questo non basta, naturalmente. Occorre essere onesti nel riconoscere i propri errori e sufficientemente seri e responsabili per impegnarsi a emendarli, sfruttando proprio l’esperienza negativa che si è acquistata. Senza mai dimenticare che dietro al diritto di sbagliare c’è la spinta verso l’innovazione.

Una frase riassume bene il concetto. L’esperienza è il risultato che si ottiene quando si raggiunge qualcosa che non avremmo voluto raggiungere.

Lo studioso francese, André-Yves Portnoff sostiene: “Nelle aziende dove la gerarchia mette troppo in concorrenza fra loro le persone, dove ci sono rapporti di invidia, di competizione violenta, non si può sperare che i collaboratori si assumano il rischio di provare cose veramente nuove e ancora meno di segnalare i propri eventuali scacchi.”

Qual è il grande pericolo di questa visione della realtà, purtroppo molto radicata nella cultura europea? E’ che ognuno di noi finisca per trovarsi bloccato sulla strada del cambiamento. Preferisca ripetere stanchi rituali, adagiarsi in routine consolidate, percorrere strade abituali. Perché, non ci piace ammetterlo, ma il cambiamento ci impone di assumere le nostre responsabilità, di abbandonare le nostre abitudini, la nostra “zona-confort”, e di adeguarci continuamente al mutamento delle cose intorno a noi. E questo è il senso, il significato vero dell’innovazione in un’epoca come la nostra dove la tecnologia impera ovunque.

Sempre Portnoff sostiene. “Rifiutare il cambiamento ci condanna a una rapida fine.” Lo studioso, in sostanza, sostiene che questo comportamento ci rende miopi. Incapaci di guardare lontano, coinvolti solo dai problemi più urgenti, più incombenti.

Questo è il grande equivoco che coinvolge la politica, il business e gli individui. L’incapacità di valutare l’importanza del tempo come chiave di interpretazione della realtà. E’ vero che ci sono situazioni contingenti difficili che vanno risolte subito, ma occorre avere il coraggio di considerare le questioni a lungo termine. E continua Portnoff. “Ma se non abbiamo il coraggio di considerare le questioni a lungo termine, non solo il futuro ci si rivolterà contro, ma ci saremo limitati a curare sintomi della crisi e saremo destinati a cadere rapidamente in altre crisi anche più serie di quella attuale”.

Naturalmente questo compito spetta a una leadership preparata, seria, con lo sguardo lungo. Ma, come si chiede John Kotter, professore emerito alla Harvard Business School, sarà sufficiente aggiungere il turbo della tecnologia digitale alla struttura gerarchica? “Sarebbe come applicare un motore a razzo a un elefante per farlo accelerare. Buona fortuna!”

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