Basta con le scuole musei: bisogna insegnare a imparare

ScuolaRicorderete il precedente intervento del prof. Gilberto Corbellini sulla necessità di fornire strumenti critici ai giovani per affrontare e capire la realtà. Ora, torniamo sull’argomento, citando altri autori che lo hanno affrontato.

Come Max Tegmark nel suo libro “L’universo matematico”, edizione Bollati Boringhieri, il quale si chiede: “Che cosa possiamo fare per diffondere la pratica di uno stile di vita scientifico? –La risposta è ovvia: migliorare l’istruzione. Ci sono Paesi in cui persino una forma di istruzione minima rappresenterebbe  un passo in avanti enorme. (…) Ma anche le nazioni che già offrono un’istruzione a tutti potrebbero migliorare molto. Le scuole assomigliano troppo spesso a musei: riflettono il passato invece di dare forma al futuro. I programmi didattici, invece di piegarsi al conformismo e agli interessi particolari, dovrebbero promuovere le conoscenze nei campi di cui avremo realmente bisogno in questo secolo: tra cui (…) pensiero critico, capacità di riconoscere la propaganda”.

Heinz von Foerster, in modo provocatorio ma efficace, da parte sua ha sostenuto che le “domande delle quali si sa già la risposta sono domande illegittime. Legittime sono invece tutte quelle domande per le quali non si conosce risposta e dove la risposta è tutta da costruire e da inventare”.

Io personalmente credo che gran parte dell’educazione dei giovani ma anche della formazione degli adulti nel nostro modo di intendere l’apprendimento si proponga un processo misurabile e strutturato di puro trasferimento della conoscenza (vedasi l’abuso di test), concedendo poca attenzione  allo sviluppo della capacità di elaborare un pensiero e di contestualizzare e relativizzare le conoscenze.

Nell’attuale modello, in sostanza, vi è apprendimento quando l’allievo conosce la risposta giusta alla domanda che gli viene posta. Cosa importante, naturalmente, ma decisamente parziale. Questo sistema va bene per conoscenze stabili, situazioni e contesti ripetibili e ripetuti e problemi circoscritti per i quali esiste una sola risposta giusta a priori. Ma non sempre ci si trova ad affrontare situazioni simili.

Al contrario, nella nostra epoca più che in altre, ci si scontra con problematiche nuove o, come nel caso delle scienze sociali, ambiti in cui non esiste una soluzione unica. In questo tipo di situazioni ciò che conta veramente, perciò, non è avere la risposta giusta, bensì sapere come pensare, come collegare conoscenze, come interpretare la realtà, come far emergere dalle nostre esperienze una soluzione che possa aiutarci in concreto a superare una data circostanza. Insomma, bisogna imparare a imparare.

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