I pregiudizi: conviverci o liberarsene? Che responsabilità ha la scuola?

ScuolaDa dove arrivano i pregiudizi? Possiamo liberarcene o, almeno, renderli meno dannosi? La scuola può fornire un aiuto in questo senso? Su tale tema abbiamo formulato alcune domande allo psichiatra critico, esperto in psicoterapia dinamica, prof. Luigi Anepeta.

I pregiudizi, secondo lei, ce li trasmette la cultura e anche la nostra coscienza che tende, soprattutto per pigrizia, a generalizzare. Noi abbiamo affrontato un po’ questo tema, riflettendo sul fatto che nell’uomo “esistono bias cognitivi ed emotivi che condizionano in senso conservativo e acritico il nostro naturale modo di pensare”. Ora, il punto è: esiste un nostro naturale modo di pensare? E che cosa si può intendere con questa definizione? Lei cosa ne pensa?

Il fiume di Gadamer

Gadamer, in Verità e metodo (suggeriamo l’edizione Bompiani con testo a fronte e curata da Gianni Vattimo, ndR), svolge un’acuta analisi dei pre-giudizi, che egli riconduce alla trama di pensieri, opinioni, interpretazioni, punti di vista elaborati dalle generazioni precedenti che investono e impregnano l’esperienza di ogni soggetto che viene al mondo. In difetto di questa trama, nessun soggetto giungerebbe a parlare e a pensare. Il problema è che i pre-giudizi gadameriani sono come un fiume nel quale c’è di tutto: il buon senso, il senso comune, le superstizioni, e un numero rilevante di interpretazioni errate della realtà (i pregiudizi appunto nel senso tradizionale del termine).

Data questa impregnazione non c’è un naturale modo di pensare. Ciascuno di noi comincia a pensare prima con la testa degli altri che con la propria. Per sottrarsi, per quanto possibile, ai pregiudizi e giungere a pensare (sempre in senso relativo) con la propria testa occorre un impegno critico.

Come può cambiare la scuola per favorire nei giovani un pensiero critico? Uno studioso ha affermato: “le domande delle quali si sa già la risposta sono domande illegittime. Legittime sono invece tutte quelle domande per le quali non si conosce risposta e dove la risposta è tutta da costruire e da inventare”. Qual è il suo parere?

La scuola è un’istituzione normalizzante

La scuola è un’istituzione deputata a produrre cittadini integrati in un determinato contesto sociale e storico-culturale. E’, in breve, un’istituzione normalizzante, che non favorisce certo la formazione di coscienze critiche. E’ oltremodo difficile dire come si possa riformarla. Di certo un momento fondamentale di una riforma “rivoluzionaria” dovrebbe essere l’introduzione di una nuova disciplina che consentisse l’accesso al sapere accumulato dalle scienze umane e sociali (neurobiologia, psicoanalisi, psicologia cognitiva, sociologia, ecc.) sulla condizione umana e, in particolare, allo statuto della coscienza che tende normalmente alla mistificazione (cfr D. Goleman, Menzogna, autoinganno e illusione, BUR, tascabile; L. Anepeta, Abbecedario di scienze umane e sociali, Franco Angeli, Le Comete).

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