Titanic: le subdole strategie per eludere la realtà. Negazione, cinismo, depressione.

Titanic“Libertà è partecipazione”: ricordiamo tutti la canzone di Giorgio Gaber nella quale si definiva la libertà non tanto come possibilità di fare tutto quello che ci passa perla mente, quanto come impegno comune, diretto e responsabile per cambiare le cose, possibilmente migliorandole. Eppure esistono in tutti noi delle reazioni che ci impediscono di prendere atto di quello che stiamo facendo e delle sue conseguenze a livello collettivo. Sono atteggiamenti che nascondono strategie per eludere la realtà, che vale la pena analizzare, seppure a grandi linee.

Negazione. Non porsi il problema. La frase tipica è “Non mi riguarda (al momento)”, anche se si tratta di problemi che invece ci toccano da vicino, come l’inquinamento, la corruzione politica, l’ingiustizia, la disuguaglianza, ecc. La reazione è cercare di occuparsi di fatti contingenti e personali, curare il proprio orticello, tirare avanti senza lasciarsi coinvolgere. Immagine prevalente: “Sistemo le sedie a sdraio sul ponte del Titanic”. La negazione diventa rimozione. La negazione crea una disconnessione a livello della mente. Non comunico con gli altri. Gli altri non esistono.

Cinismo. Riconoscere che esiste un problema e che probabilmente potremmo esserne danneggiati, ma assumere un atteggiamento cinico che consiste nel creare una distanza tra sé e le conseguenze delle proprie azioni. La frase tipica è: “E’ vero, finiremo male, ma io cosa posso fare? Qualsiasi cosa faccia non cambierà nulla! Devo pensare solo a me stesso”. Il cinismo si trasforma facilmente in reazione puramente egoistica. Immagine prevalente: ”Cerco di prendere una scialuppa di salvataggio per me e i miei, buttando a mare chi me lo dovesse impedire”. La negazione crea una disconnessione a livello del cuore. Gli altri sono avversari da sconfiggere. Vige la legge del più forte.

Depressione. Riconoscere la drammaticità del problema ed essere coinvolti dalla paura, dalla rabbia, dai dubbi che ci impediscono persino di ragionare. Manca la capacità di reazione, di immaginare soluzioni utili ad affrontare il problema, organizzando le forze, studiando insieme agli altri soluzioni collettive. Si teme di lasciare ciò che ci è famigliare e nel quale abbiamo creduto fino a quel momento. Immagine prevalente. “Il Titanic è una nave inaffondabile, non può succedere una catastrofe!”. E questo anche se la nave sta lentamente inabissandosi. La comunicazione con gli altri è unilaterale, astratta, priva di trasparenza, formale, timorosa del contraddittorio.

Forse siamo pessimisti, ma atteggiamenti del genere sono meno infrequenti di quanto si pensi.

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