Sono introverso. Diventerò mai un leader? Qualche consiglio.

TimidezzaSe si consultano i numerosi manuali che analizzano i caratteri distintivi di una leadership di successo (fascino, grande capacità comunicativa, ecc.), la risposta alla domanda del titolo sembrerebbe addirittura ovvia. Per gli introversi c’è poco da fare. Difficilmente diventeranno grandi leader. Ma, attenzione, come vedremo nell’articolo, questa affermazione non è per nulla scontata. Gli introversi hanno doti che se valorizzate possono rivelarsi fondamentali per trasformarli in grandi leader.

Anzitutto, bisogna tenere conto delle caratteristiche personali dei collaboratori del team che si deve guidare. In uno studio apparso su Academy of Management Journal i ricercatori sono arrivati a una scoperta piuttosto interessante: gli estroversi sono più portati a guidare persone introverse e viceversa. In altri termini, il leader estroverso ha un notevole appeal nei confronti di collaboratori più chiusi ed è capace di motivarli con efficacia, mentre, al contrario, il leader introverso sa meglio comprendere le esigenze degli estroversi, perché possiede maggiori capacità di ascolto nei loro confronti. D’altra parte, il vero leader è una persona che dovrebbe sapersi adattarsi alle circostanze.

Non nascondiamoci dietro a un dito! E’ evidente che gli estroversi hanno più probabilità di fare carriera, soprattutto perché sono capaci di “vendersi” bene, di presentare la propria immagine in modo più convincente nei confronti dei propri superiori, grazie alla loro predisposizione ai contatti umani. Anche qui, una ricerca dell’Università di Notre Dame su 70 studi di leadership lo dimostra in modo inequivocabile: l’estroverso si mette sempre al centro dell’attenzione, è brillante, sa rendersi simpatico e disponibile, e farsi notare da chi conta. E fa carriera più facilmente. Un sondaggio apparso su “Usa Today” tra i dirigenti conferma che il 65% di essi percepisce l’introversione come un ostacolo alla leadership.

Allora non c’è proprio nulla da fare per gli introversi? Non scoraggiamoci! Gayle Avery, che insegna presso la Scuola Macquarie Graduate of Management ha tracciato le note distintive dell’introverso di successo: l’introverso pensa sempre prima di parlare e, in genere, lo fa dopo aver analizzato idee e interpretato dati in modo attento. Difficilmente, apre bocca per dire banalità, e quindi si trova a suo agio nelle situazioni più complesse e difficili. Ma non è il solo a pensarla così. Anche Jennifer Kahnweiler, executive coach e autrice di “Il leader introverso” (non ancora tradotto in Italia) ne è convinta.

Secondo la studiosa, anzi, proprio in questi periodi di crisi, gli introversi sono i leader più adatti. Anzitutto sono in grado di proiettare una fiducia rassicurante nei confronti dei loro collaboratori, poi rispondendo agli eventi anche negativi in modo riflessivo e non impulsivo evitano di creare tensioni esagerate. Hanno il tempo di costruire relazioni più solide, incoraggiando il pensiero innovativo, senza trascurare gli elementi di rischio connessi alla difficile realtà odierna.

Qualche consiglio spicciolo della Kahnweiler per gli introversi che vogliono migliorare la loro leadership:

  • Curare la propria preparazione: ad esempio, prima delle riunioni, valutare i propri interventi, stabilendo se necessario in anticipo le domande da fare e i punti da approfondire;
  • Essere sempre partecipi: cercare di abbinare alla propria innata capacità di ascolto, un coinvolgimento totale che consenta loro di cogliere, senza remore, le opportunità di partecipazione diretta;
  • Trovare il coraggio di buttarsi nella mischia: cercare di uscire dalla propria “zona di comfort” e mettersi in gioco, senza paura di affrontare ambiti sconosciuti ma cercando di cogliere l’aspetto di continua sfida;
  • Accumulare esperienze significative: i leader non devono mai smettere di migliorare le qualità dei propri collaboratori, attraverso l’arma della comunicazione che sanno usare bene, in modo sempre più mirato e approfondito.

Alla fine, come capita spesso, quello che conta non è tanto il carattere e la minore o maggiore estroversione delle persone. Per parafrasare il motto di Theodore Roosevelt: “La differenza tra un leader e un capo e che il primo guida i propri uomini, mentre il secondo si limita a condurli”.

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