I leader del passato erano introversi. Perché oggi il modello prevalente è un altro?

Aldo Moro
Aldo Moro

Dopo il precedente nostro articolo con il quale abbiamo sostenuto che anche gli introversi possono diventare dei buoni leader, forse, migliori di altri, abbiamo chiesto al prof. Luigi Anepeta, psichiatra critico, esperto in psicoterapia dinamica, di fornirci indicazioni su questo tema. Perché gli introversi fanno fatica a trovare un loro spazio in questa società? Ecco le sue risposte.

A partire dagli anni ’80 del Novecento, allorché ha preso piede il neoliberismo, gli introversi hanno subito l’impatto di un modello dominante normativo che privilegia l’intraprendenza, il darsi da fare, la capacità di coltivare le public relations, il sapersi vendere (compreso il fumo). In conseguenza di questo, in parte sono stati emarginati, in parte si sono ritirati nella loro nicchia privata non reggendo un confronto fondato su regole che li penalizzano.

Questo ritiro è uno dei motivi che permettono di interpretare il processo di degrado civile e morale cui sono andate incontro le società occidentali. La selezione delle classi dirigenti è, infatti, avvenuta in genere non sulla base del merito bensì sulla base, appunto, dell’intraprendenza, della furbizia, del cinismo opportunistico, della capacità di “ammanicarsi”, ecc.

Questo processo di degrado può essere agevolmente esemplificato. Basta mettere a confronto la rappresentanza parlamentare del secondo dopoguerra (l’Assemblea costituzionale) e quella prodotta dal berlusconismo. I leaders dei partiti del secondo dopoguerra (De Gasperi, Togliatti, Saragat, La Malfa, Malagodi, ecc.) erano tutti uomini di cultura introversi. Questo trend è durato sino a Moro e a Berlinguer. Poi è sopravvenuta la catastrofe berlusconiana che ha portato al potere nani e ballerine.

Gli introversi potenzialmente sono ottimi leader perché hanno vincoli morali intrinseci al loro modo di essere per cui tendono ad essere onesti. Forse non è una virtù, ma la conseguenza della tendenza a colpevolizzarsi anche drammaticamente se commettono scorrettezze di qualunque genere. L’impossibilità di agire in maniera disonesta è comunque un valore di grande significato sul piano sociale e politico.

Per approfondire l’argomento consigliamo il libro scritto da Luigi Anepeta  dal titolo “Timido, docile, ardente. Manuale per capire ed accettare valori e limiti dell’introversione (propria o altrui)”, Le Comete, Franco Angeli; il sito ufficiale di Anepeta e quello della LIDI, la Lega Italiana per la tutela dei diritti degli Introversi.

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