Se la memoria vacilla è colpa di Google?

GoogleDi Pico (della Mirandola) ce n’è uno e, come lui,  non ci sarà più nessuno. Insomma, sembra che l’uomo contemporaneo abbia sempre più difficoltà a memorizzare numeri di telefono, indirizzi, appuntamenti, ecc. La colpa, secondo alcuni, è di Google che quando siamo in difficoltà ci dà l’aiuto che ci manca.

Sapendo di avere un simile supporto, siamo portati ad archiviare le informazioni su una memoria temporanea che si cancella in breve tempo, quindi, a dimenticare anche cose che prima ricordavamo perfettamente.

La solita ricerca scientifica ci conferma questi sospetti. I laboratori Kaspersky sono arrivati a verificare che il 90% di coloro che usano strumenti tecnologici ha problemi di memoria (Cose semplici come i numeri di telefono dei figli se li dimenticano circa il 79% delle persone, quelli del partner il 49%, e via dicendo).

La cosa non ci preoccupa perché sappiamo che possiamo recuperarli rapidamente con un semplice click. Quindi, secondo alcuni ricercatori, nella fattispecie Maria Wimber dell’Università di Birmingham, si tratta solo di un cambio di strategia nel gestire e conservare le nostre informazioni. E’ vero, non sapremo i numeri a memoria ma sappiamo dove recuperarli rapidamente. E questo vale anche per altre informazioni, notizie, ecc.

Quando si scrive (a me capita spesso) e non ci viene in mente un sinonimo, basta una rapida ricerca in Internet e il problema è risolto, tra l’altro con una vasta disponibilità di proposte da scegliere con accuratezza.

Stessa cosa sembra valga per le immagini: chi fa molte foto in un museo ha poi difficoltà a ricordare oggetti o dettagli di chi non aveva con sé la macchina fotografica. Il vantaggio è che il primo può tornare a consultare le immagini scattate.

Una studiosa dell’Università della Columbia, Betsy Sparrow, sostiene che non ci dobbiamo preoccupare perché: “La nostra mente ricorre a Internet – dice – allo stesso modo in cui in passato ricorrevamo a un amico, un famigliare o un collega.”

Anche la Vice Presidente di Intel, Genevieve Bell dice che non bisogna avere paura dei mezzi tecnologici che ci aiutano ad essere più smart, cioè “essere in grado di fare una domanda intelligente o essere rapidi nel trovare l’informazione giusta o nell’identificare l’app che ci aiuta ad ottenerla”. Che sia un’opinione interessata?

Andrew Keen, autore di “The Internet is Not the Answer’, è invece più preoccupato e pensa che l’uomo abbia perso allenamento e rigore mentale. “Le menti sono in qualche modo più flaccide“.  Perciò se non le alleni, come accade per i muscoli,  rischi di atrofizzarle.

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