Un’agente dell’FBI insegna come avere fiducia in se stessi

FBILaRae Quy è stata un’agente dell’FBI e ha lavorato nel controspionaggio. E’ autrice di diversi libri e di un famoso test per valutare se possediamo una mente “forte” (al termine dell’articolo potrete cimentarvi). Scoprirete che cos’è l’”hot wash” per gli agenti FBI e le cinque regole per avere fiducia in se stessi (e non perderla mai).

Si chiama LaRae Quy e ha lavorato per anni nell’FBI. Numerosi film e telefilm ci hanno mostrato le imprese di questi agenti. Conosciamo la loro preparazione e professionalità. In realtà, anche le persone che compongono questo corpo specializzato di polizia sono esseri umani e hanno paura di sbagliare anche perché un errore può costare loro la vita.

LaRae Quy

LaRae Quy si aggiunge alla schiera di coloro che dall’alto della loro esperienza vogliono fornire alcuni suggerimenti su come avere fiducia in se stessi. Per LaRae Quy la fiducia è un elemento fondamentale per una carriera di successo ed è caratterizzata da un insieme di competenze e conoscenze apprese nel tempo.

La sicurezza sul posto di lavoro la si costruisce pian piano, con pazienza e significa possedere la determinazione necessaria per superare i momenti di incertezza e la presenza di spirito per imparare dai propri e altrui errori. Secondo l’ex agente Quy sono cinque le strategie per accrescere la fiducia in se stessi. Vediamole:

1. Essere pronti a correre dei rischi
La maggior parte delle persone non è in grado di sapere quello che è capace di fare finché non affronta la realtà e può mettersi in discussione. Il fatto è che a molti questo dà fastidio perché teme di fallire. Ma il fallimento è molto importante perché è il sistema (doloroso quanto si vuole) che ci permette di imparare perché le cose sono andate male e vedere cosa è possibile fare la prossima volta perché ciò non accada più. E’ da stupidi pensare di non sbagliare mai, o forse da narcisisti. L’umiltà e la consapevolezza di sé consentono di riconoscere i rischi che si assumono, gli errori che si commettono.

2. Essere in grado di gestire il feedback
Il feedback è l’unico sistema efficace per conoscere come gli altri giudicano il nostro comportamento. Sottrarvisi è sbagliato. Una ricerca ha dimostrato che coloro che riescono a gestire meglio il feedback negativo sono destinati ad avere più successo. Chi non accetta il confronto lo fa soprattutto per paura che il giudizio sia negativo. Inoltre, secondo Joseph Folkman, i leader migliori sono proprio quelli che non temono le critiche e le sanno tradurre in stimoli migliorativi. La Rae Quy ricorda che, al termine di ogni azione svolta dalle forze dell’FBI, partecipava a una riunione chiamata “hot wash” per analizzare in modo rigoroso gli aspetti positivi e negativi dell’evento e valutare le prestazioni di ognuno.

3. Non avere paura di imparare sempre
La teoria è importante ma in certi ambiti di lavoro quello che conta è il modo in cui si affronta la realtà, concretamente sul campo, al di là di pregiudizi o valutazioni stabiliti a tavolino. La formazione permanente, fatta di esercitazioni e simulazioni, anche presso gli agenti dell’FBI, è basilare. Inizia il primo giorno di lavoro e termina al momento del pensionamento. Questo approccio favorisce la creazione di una mentalità che mette in conto, come prioritario, il fatto che le cose possano andare male e che si debbano affrontare situazioni emergenziali e difficili. Sapendo che siamo pronti ad affrontare il peggio, in qualsiasi attività, la fiducia in noi stessi aumenta e contemporaneamente migliora la qualità della nostra prestazione.

4. Lavorare in un gruppo coeso.
Fare parte di un team di persone che nutrono fiducia reciproca è una componente basilare del successo di un gruppo. In questo caso, insieme alla fiducia si deve tenere conto del rispetto, della considerazione delle rispettive qualità e abilità. In un ambiente del genere si lavora meglio e di più. L’FBI incoraggia questo tipo di cameratismo tra gli agenti perché vi è la convinzione che insieme si possano ottenere risultati migliori e raggiungere una più elevata efficienza.

5. Sviluppare la grinta come voglia di riuscire.
La grinta come parola ha connotati negativi. Fa pensare a una certa aggressività e competizione nei confronti degli altri. In realtà, grinta in questo caso significa passione e perseveranza nei confronti degli obiettivi di lungo termine che ci siamo prefissati. Secondo la studiosa Angela Duckworth, la grinta, insieme al talento, è uno degli attributi che più di altri prelude al successo. Vari test, eseguiti anche sui Cadetti dell’accademia militare di West Point l’hanno confermato, relegando a fattori meno impattanti il QI, la propensione alla leadership, l’attitudine fisica, ecc. La grinta negli agenti FBI è una dote intrinseca che si esplica attraverso obiettivi come: “Voglio servire il mio Paese”, “Voglio mettere alla prova le mie capacità”. Al contrario di coloro che individuano obiettivi estrinseci come “E’ una posizione che mi dà prestigio”, “Voglio essere il più bravo nel mio lavoro!”. Insomma, anche in questo caso, un invito a lasciare da parte il nostro ego.

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