Lo sviluppo umano si fonda su riconoscimento sociale e autostima

riconoscimento-socialeIl riconoscimento nel mondo del lavoro, come abbiamo visto in precedenti articoli, è importante ma se ci pensiamo rientra in una visione più ampia: il riconoscimento tout court e l’incremento dell’autostima che sembrano essere i nuovi traguardi di una visione dello sviluppo umano non più solo basata sul reddito e sulla disponibilità economica.

Le Nazioni Unite lo definiscono HD (cioè Human Development) e significa qualcosa di più complesso che la crescita economica pura e semplice. Ma cos’è lo sviluppo umano?

Lo sviluppo (umano) non può davvero essere concepito come il processo di incremento di oggetti di uso inanimato, come l’aumento del Pil procapite, lo sviluppo industriale, l’innovazione tecnologica o la modernizzazione sociale. Naturalmente si tratta di conquiste notevoli, spesso cruciali, ma il loro valore deve essere fatto dipendere dall’effetto che producono sulle possibilità di vita e sulle libertà delle persone”: sono parole di Amartya Sen.

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Teoria economica dello sviluppo umano” di Marco Musella, edito da Maggioli

Il prof. Marco Musella sostiene che questa idea dello sviluppo come ampliamento dello spazio delle opportunità degli individui gli pare particolarmente convincente. Ecco cosa dice ancora: “Ampliamento delle opportunità, nell’ottica di Sen e del suo approccio allo sviluppo umano, significa innanzitutto l’eliminazione della fame, della povertà, dell’ignoranza, della morbilità prevenibile, delle condizioni di assenza di democrazia e di sfruttamento indiscriminato delle risorse ambientali perché ciascuno possa “scegliere il tipo di vita che desidera”.

Negli ultimi anni è anche accaduto che hanno ripreso piede studi di economisti sulla felicità ed è parso a qualcuno che ci fosse una naturale coincidenza tra quanto Sen (e la sua scuola) dicesse in tema di libertà di scelta e felicità. In effetti, i “paradossi” da cui ha preso il via la nuova teoria della felicità in economia sono una eclatante dimostrazione che il nesso tra crescita del reddito e ben-essere e ben-vivere delle persone è più complesso di quanto la tradizione volesse farci credere e, a ben vedere, sono molte le ragioni che possono spiegare questa inversione della relazione per cui, ad un certo punto, gli aumenti di reddito riducono la felicità percepita (o lo star bene) delle persone.

A me piace spiegare il risultato empirico da cui ha preso le mosse la letteratura recente sulla felicità con una teoria della gerarchia dei bisogni umani, che tragga spunto dal contributo di Maslow e con l’idea che, una volta soddisfatti i bisogni primari, l’attenzione delle persone si rivolge a dimensioni diverse da quelle materiali che hanno a che fare con il riconoscimento sociale e l’autostima”.

Ringraziamo il professor Marco Musella, autore del libro “Teoria economica dello sviluppo umano. Una introduzione.” Maggioli Editore, pag. 124, € 19.

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