Alla ricerca della salute e della felicità si rischia di diventare schiavi di se stessi

schiavi-di-se-stessiCarl Cederström e André Spicer, giornalisti del magazine inglese “The Guardian”, hanno fatto un lavoro interessante. Lo scorso anno hanno pubblicato un libro, intitolato “The Wellness Syndrome” sulla mania delle persone di volersi migliorare ad ogni costo, nei più diversi campi, da quello finanziario, a quello estetico, a quello salutistico, a quello sessuale, ecc.

Spesso, anche sottoponendosi a prassi di auto-aiuto davvero pesanti, se non addirittura punitive, con tiranniche sessioni di autocontrollo, di monitoraggio, per cercare di modificare i propri comportamenti e allinearli agli imperativi culturali dell’epoca, che vedono come aspetti prioritari la salute e la felicità. Con il rischio di schiavizzare se stessi, senza troppi risultati.

Questo interesse accresciuto per il benessere dei nostri corpi, dal punto di vista fisico e morale, sembra ai due scrittori un sistema per compensare il sempre più ridotto interesse alla politica, cioè ai problemi della comunità, che pare non sia possibile migliorare in alcun modo.

Il cittadino, allora, ripiega su se stesso questa ansia, si guarda l’ombelico e cerca di migliorarsi attraverso laboratori di meditazione, sedute di fitness, esercizi fisici, cure per una corretta alimentazione, per diventare più intelligente, più magro, per smettere di fumare, per diventare più ricco, più produttivo, per avere più soddisfazioni di tipo sessuale, ecc.

Questa nuova ideologia del benessere ad ogni costo sta diventando secondo i due attenti critici del costume una vera fissazione tanto da rendere la vita di chi vi rimane assoggettato ansiogena, insoddisfacente, ben lontana dalla felicità che andava cercando.

Polity_books-Cederstorm-Vc.inddI due giovani scrittori, però, hanno voluto direttamente mettere in pratica il meccanismo diabolico di questo sistema e durante il 2016 hanno letto libri di auto-aiuto e si sono sottoposti a una serie di corsi tra i più avanzati per migliorare il proprio corpo e la propria mente. Ogni mese una disciplina diversa: dal sollevamento pesi alle tecniche di memorizzazione, dallo studio di una lingua alle diete, ai metodi per smettere di fumare, anche aiutandosi con farmaci di vario tipo e diversi e stretti controlli con sistemi premiali e punitivi.

Ma è indubbiamente più divertente leggere quello che loro stessi scrivono con notevole autoironia sul “Guardian”.

Cederström e Spicer hanno chiuso la loro esperienza con una valutazione complessivamente negativa. Il dato più preoccupante è che quando si entra all’interno di questo meccanismo perverso poi è estremamente difficile uscirne indenni. Fisicamente ma anche mentalmente.

Le domande più inquietanti che nascono da questa esperienza sono:  perché è così faticoso cambiare i nostri comportamenti e le nostre abitudini? E, soprattutto, perché siamo disposti a farlo? Perché lo vogliamo sul serio o per avere l’approvazione da parte degli altri?

E soprattutto cerchiamo di non dimenticare che attorno a tutto questo sistema ci sono imprese che portano avanti con successo i loro business milionari. Alla faccia della maggioranza dei clienti che falliscono nella loro impresa (come i due brillanti giornalisti del Guardian) e, dopo aver speso tempo, denaro e fatto sacrifici d’ogni genere, si sentono ancor più depressi di prima…

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