Davos: ripensare il modello del capitalismo

wefC’è bisogno di una leadership responsabile e di una riforma seria del modello capitalistico. Non è un affermazione di qualche rivoluzionario ma del World Economic Forum che si è tenuto recentemente a Davos, in Svizzera.

Le indicazioni che ci arrivano dalle analisi sviluppate da questo incontro sono precise: “La crescita delle disparità dei redditi e della ricchezza è il più importante trend dei prossimi dieci anni. Questo evidenzia certo il bisogno di rilanciare la crescita ma il sempre più diffuso sentimento di populismo anti-establishment suggerisce che abbiamo superato la fase in cui la crescita, di per sé, può essere in grado di rimediare alle fratture sociali: nell’agenda occorre aggiungere la riforma del modello capitalistico.”

L’incontro di Davos era importante anche perché ruotava attorno ai concetti di “Responsive and Responsible Leadership“. Il nostro Paese e la sua classe dirigente sembrano nettamente attardati su questi aspetti che, invece, dovrebbero preludere a cambiamenti sostanziali nella mentalità delle persone per affrontare le sfide del futuro.

Per ricordare quali sono i punti principali su cui occorre porre attenzione, segnaliamo il sito: Sustainable Development.

sviluppo-sostenibileL’establishment politico italiano, pur conoscendo i problemi, non ha ancora adottato misure concrete per farvi fronte; lo stesso vale per l’establishment imprenditoriale e professionale che non hanno colto il valore della responsabilità sociale del loro ruolo, pensando che certi problemi possono essere demandati a istituzioni caritatevoli o al volontariato.

L’Italia si trova al 27° posto tra le 29 economie più avanzate in termini di crescita inclusiva. Per crescita inclusiva si intende un modello economico che sia a beneficio dell’intera società e che preveda la partecipazione alla produzione della ricchezza con regole uguali e rispettate per tutti, che vengano offerte pari opportunità per ognuno e che ci sia la capacità di equilibrare le risorse tra le classi sociali e tra le generazioni. E il trend è in peggioramento rispetto agli ultimi 5 anni.

Non si tratta solo del debito pubblico che pesa sulle generazioni future ma di problemi strutturali veri e propri. «L’Italia ha un elevato livello di esclusione dall’economia, essendo al 21esimo posto nel sottoindice della povertà e ineguaglianza», «soffre di una corruzione pervasiva, e preoccupa l’etica della politica e del business». Inoltre, «c’è una scarsa mobilità sociale, indicata dai differenziali di remunerazione che si perpetuano con decisione nelle generazioni».

Che stiamo aspettando?

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