Il nuovo manager: alla ricerca di un senso. Al suo lavoro, soprattutto

sensemakingSecondo Karl E. Weick, la realtà ha un senso solo se prima passa attraverso i nostri processi cognitivi. In altre parole, se esiste un senso della realtà che viviamo, esso è quello che gli diamo noi. Non qualcosa di astratto, una formula che spiega integralmente la complessità della vita, quella aziendale compresa, calata dall’alto.

In altri termini, la realtà del lavoro e dell’organizzazione non può essere regolata da dei paradigmi che ne attestino la validità assoluta. Le idee fordiste con il loro senso stabilito e prevedibile sono entrate in crisi da quel dì. Con buona pace dei consulenti, guru, esperti che, ancora oggi, provano a fornirci spiegazioni logiche precostituite, pronte all’uso e destinate, il più delle volte, a fallire miseramente .

Ancora Weick sostiene (1969): “Le organizzazioni a dispetto della loro evidente preoccupazione per i fatti, i numeri, l’obiettività, la concretezza e l’affidabilità, sono in realtà sature di soggettività, astrazione, supposizioni, espedienti, invenzioni e arbitrarietà… proprio come tutti noi. Sono le organizzazioni stesse a creare gran parte di ciò che le turba“.

Buttiamo a mare, quindi – dice lo studioso – qualsiasi tipo di suddivisione nelle categorie concettuali che delimitano l’individuo tra interno ed esterno, perché tutta la realtà corrisponde ai flussi di esperienza. Esiste, in sostanza, solo una esperienza interna. O, in altri termini, la realtà “esterna” equivale, per ogni soggetto, alla lettura che il soggetto stesso ne dà. Ciò non significa che la realtà non esista o che sia frutto di immaginazione o sogno, bensì che la realtà è ambigua e ognuno le conferisce il “suo” senso.

Di qui il concetto che Weick ha sviluppato, chiamandolo “sensemaking”, che è un modo di intendere l’organizzazione come un “mondo vitale”, fatto di spinte per certi aspetti contraddittorie perché veicolate da diverse soggettività, ma sempre connotato dallo sforzo collettivo di trovare e dare un senso comune all’attività che vi si svolge. E’ questo un concetto introduttivo all’idea dell’humanistic management, di cui parleremo più diffusamente in un prossimo articolo.

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