Execution in quattro passi: come attuarla

executionLe 4 discipline dell’Execution” di Chris McChesney, Sean Covey e Jim Huling, edito da Franco Angeli/Trend, è uno di quei libri per i quali una lettura superficiale potrebbe non cogliere le grandi novità che propone.

le-4-discipline-dellexecutionNovità che per la loro semplicità spesso i manager sono portati a sottovalutare oppure, addirittura, a ignorare in quanto rappresentano, almeno a prima vista, un modello di pensiero controintuitivo che cozza con certi meccanismi mentali usuali.

Eppure il problema è di quelli fondamentali per un’azienda, l’execution, cioè fare in modo che la strategia che è stata studiata con attenzione e precisione venga poi eseguita, cioè concretizzata dalle persone che lavorano nell’impresa.

Attenti, la strategia “tratto di penna” non basta!

Si è portati a pensare, infatti, che quando un leader è riuscito a mettere nero su bianco una strategia giusta per migliorare l’andamento della propria azienda, cioè un progetto perfetto che tiene conto di tutte le variabili in gioco, (gli autori la chiamano strategia tratto-di-penna) dovrebbe essere soddisfatto del lavoro compiuto, dal momento che alla fine si tratta “soltanto” di metterlo in pratica.

Il problema invece, come sanno tutti, sta proprio in quell’avverbio “soltanto” che sembra insignificante ma contro il quale nel 90% dei casi si arenano anche i progetti più brillanti.

La fatica del cambiamento

Partiamo da un concetto molto noto ma troppo dimenticato: “Per ottenere un obiettivo mai raggiunto prima occorre fare cose che non si sono mai fatte prima”. Quindi, una strategia di cambiamento comporta che le persone alle quali è rivolta (i collaboratori) facciano qualcosa di diverso, cambino le loro abitudini, il che spesso risulta tutt’altro che facile!

Allora si è portati a pensare che il limite possa trovarsi nelle persone che non sono all’altezza. Tranne qualche eccezione, anche questa non è un’idea del tutto corretta. Ad esempio, se si decide di cambiare una routine consolidata nel tempo il problema non sta nelle persone ma nel sistema. Ed è il leader ad avere la responsabilità del sistema.

Attenti a non cadere nel “vortice del lavoro”!

La cosa più importante è fare capire alle persone qual è il vero obiettivo della strategia. Chi lavora è spesso coinvolto da impegni urgenti, scadenze da rispettare, tutto ciò che il lavoro quotidiano richiede (gli autori lo chiamano in modo efficace “vortice”) e la necessità di fare cose diverse, cambiare secondo una nuova strategia, spesso è visto in conflitto con il vortice del lavoro che li coinvolge e che spesso sembra non lasciare respiro e tempo per fare altro.

Bisogna capire la differenza tra vortice del lavoro (che subiamo passivamente) e strategia (che possiamo indirizzare secondo il nostro volere e ci serve per cambiare le cose) e la differenza tra urgenza (vortice del lavoro) e importanza (strategia).

Non tanti obiettivi ma uno (due al massimo) ben focalizzato

Certo, se la strategia prevede troppi obiettivi si rischia di fare confusione e di perderli di vista tutti. Qual è quindi il primo passo da fare? Individuarne uno (o al massimo due), metterli a fuoco, rendendoli dei traguardi chiari, comprensibili e raggiungibili per tutti.

Gli autori chiamano questo primo passo WIG (acronimo di wildly important goal), cioè obiettivo di importanza fondamentale, sul quale fa leva la strategia e che i collaboratori sono in grado di cogliere al volo come prioritario, al di fuori del vortice del lavoro.

Naturalmente, gli Autori approfondiscono il tema, arricchendolo con esempi e case histories interessanti. Possiamo solo dirvi che riuscirete a capire, al termine della lettura, la necessità di dare meno peso a quelle che vengono definite misure lag per riconoscere, invece, valore a quelle lead, che monitorano l’attuazione degli obiettivi della strategia messa in atto. Capirete poi cosa si intende per tabellone segnapunti o quanto sia importante fare periodicamente il punto della situazione.

Questo sistema è così efficace che può essere anche applicato alla nostra vita personale (finalmente iniziare una dieta e dimagrire sul serio), per ottenere miglioramenti e superare ad esempio delle cattive abitudini. Un capitolo è dedicato a questi aspetti. Un libro, quindi, da leggere, ma soprattutto da mettere in pratica, che aiuta, grazie alla concretezza degli esempi e dei suggerimenti, visto il taglio tutt’altro che teorico.

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