Sono ignorante e me ne vanto: la democrazia da bar…

ignoranzaOggi, non c’è quasi più nessuno che pensi di essere ignorante. Sembra una cosa così facile accedere alla conoscenza se se ne ha bisogno! Abbiamo Internet con Google e Wikipedia, quasi un supermercato nozionistico a disposizione per risolvere tutti i nostri problemi con qualche clic. E se non bastano quei siti ce ne sono altri più specifici a disposizione per tutte le necessità.

Le nostre verità, poi, anche se sono palesemente errate e non suffragate da conferme scientifiche o logiche, trovano bene o male sempre accoglienza, ad esempio nei social. E, non interessa tanto verificarne l’attendibilità, prima di diffonderle, perché in certi casi, più assurda è l’idea che veicoliamo più ha facilità di trovare una grande “audience” (con like che si sprecano!).

Insomma, siamo nel migliore dei mondi possibile. Riconosciamolo. Un mondo, dove la verità è un optional a disposizione di chiunque e uno se la può costruire su misura, tenendo quella che più gli conviene, alla faccia di chi la pensa in modo contrario. Sì, perché, ringraziando il Cielo (!) siamo in democrazia e ognuno può esprimere liberamente il proprio parere. Una democrazia che sembra sempre più simile a un bar di periferia, dove certe volte ha più successo chi la spara più grossa.

Guai, quindi, a chi osa criticare le idee sbagliate di altri (in base a quale diritto lo fa? Pensa di saperne di più? E’ forse un esperto? ) Chi fa così è solo un arrogante e un presuntuoso e, oltretutto, compie un affronto al sistema democratico del Paese, fondato sul rispetto delle diverse opinioni dei cittadini e sulla loro uguaglianza (nell’ignoranza).

Guai poi se a qualcuno venisse in mente di suggerire a queste persone ignoranti di informarsi, o peggio, di mettersi a studiare sul serio. Qui, l’offesa sarebbe davvero grave. Che bisogno avrei di studiare io? Potrebbe sentirsi rispondere. Guardate certi nostri politici, che hanno il compito di guidare le scelte del Paese, quanto sono ignoranti!

E non avrebbe torto, perché l’ignoranza è diventata davvero forse l’unica forma di democrazia praticata oggi. La disuguaglianza economica aumenta sempre di più (ricchi sempre più ricchi, poveri sempre più poveri) ma per fortuna l’ignoranza rende uguali ricchi e poveri.

Le persone con scarse conoscenze anche se ricche temono quelle più istruite. Boicottano la scienza, la medicina, portati con faciloneria e leggerezza a incredibili soluzioni fai da te (vedasi i vaccini). Chi sa un po’ più di altri in questo clima ha paura di esprimersi, di farlo vedere, rischia di essere ghettizzato e ostracizzato.

E i giovani delle famiglie benestanti? Loro frequentano università di alto livello, diventate ormai aziende mercantilistiche a tutti gli effetti, sono trattati come clienti e i clienti, lo sappiamo – soprattutto se pagano bene – hanno sempre ragione.

E, quindi, questi giovani (tranne rare eccezioni) sono seguiti con attenzione, mai contraddetti, in base al principio liberista della massima soddisfazione del cliente, al quale va sempre salvaguardata la propria autostima. Blandirli mai contraddirli.

Ammettiamolo, queste non sono le migliori premesse per una educazione seria che favorisca il pensiero critico. Poi non ci si stupisca che questi giovani una volta approdati nella vita reale vadano a occupare posizioni di rilievo e diventino manager fragili e arroganti, narcisisti, incapaci di sopportare qualsiasi contraddittorio. E ignoranti, soprattutto.

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