Psicopatie più frequenti nei leader: i toxic leader

Nel volume “Human Brain Mapping” (2012) – nel quale vengono esposti i risultati di uno studio che aveva lo scopo di stabilire le peculiarità della morfologia e della funzionalità cerebrale dei white-collar offenders, cioè di soggetti dotati di capacità neuro cognitive superiori al normale ma orientati a comportarsi in modo disonesto – si afferma una cosa fondamentale, ripresa anche dall’interessante libro “Neuroscienze e responsabilità penale” di Ciro Grandi, Giappichelli Editore, di cui riportiamo alcuni passi che ci interessano.

La personalità è un fattore importante anche nel crimine economico; che, anzi, proprio a causa di essa alcuni soggetti sarebbero più inclini a commetterlo a parità di opportunità, competenze e posizioni rispetto ad altri individui dalla differente personalità.

Cosa significa in parole povere?

Che i disturbi di personalità, fino alle psicopatie, sono frequenti tra chi riveste posizioni apicali nel contesto organizzativo economico, dando luogo alla categoria sociale dei cosiddetti toxic leaders: “sebbene questi non presentino le medesime anomalie psichiche degli assassini e dei rapinatori, sarebbe comunque frutto di un serio equivoco sostenere che la personalità dei criminali in materia economica non conta, giusto perché essi non sono malati mentali”. (M. Bertolino, “Dall’organizzazione all’individuo”).

Insomma, va superato “lo stereotipo che identificava la delinquenza dello psicopatico solo nella criminalità violenta”.

Continua Ciro Grandi: “Alla luce dei progressi consentiti dai metodi di accertamento neuro scientifici nell’individuazione delle radici genetiche ed organiche delle psicopatie, ci si chiede allora se tali metodi possano coadiuvare la verifica della capacità di intendere e di volere anche dell’autore dei reati economici”.

L’Autore ammette che allo stato delle ricerche non si può fornire una risposta sicura a questi interrogativi. D’altra parte, è difficile stabilire una psicopatia tipica dei toxic leaders, con un possibile intervento di “medicalizzazione”, anche perché spesso tali soggetti presentano capacità cognitive superiori alla media.

La soluzione più adeguata per l’autore? Individuare dei rimedi preventivi atti ad evitare che arrivino ad occupare posizioni apicali e strategiche nelle aziende, piuttosto che soluzioni penalistiche. Bel compito per i Responsabili dell’HR. Forse, superiore alle loro possibilità!

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