La CSR (Corporate Social Responsibility) anche nei romanzi

Wulf Dorn, autore de “Gli Eredi”, edito da Corbaccio

Consiglio di leggere il romanzo “Gli Eredi” di Wulf Dorn, Corbaccio Editore, una storia intrigante al limite della fantascienza ma tutt’altro che assurda, nella quale i bambini cercheranno di ribellarsi agli uomini per lo scempio che questi hanno fatto della natura e per la loro ipocrisia.

In questo contesto, però, non mi interessa la trama ma piuttosto un passaggio in cui la protagonista, Laura, che si occupa di pubblicità, presenta un progetto per una nuova campagna da sottoporre al titolare di una grande impresa che produce macchine da caffè e capsule per le ricariche.

La proposta che viene esposta soddisfa in pieno il titolare il quale però, molto attento all’immagine, vorrebbe aggiungere un tema che sembra sia stato trascurato da Laura: “la sostenibilità”.

Ecco le parole dell’imprenditore: “Mia cara…, non devo certo essere io a spiegarglielo: il consumatore responsabile oggigiorno vuole avere la certezza che il prodotto che sceglie non solo sia conveniente e di qualità ma dia anche un prezioso contributo all’ambiente”.

Una voce interna (se leggerete il libro scoprirete da chi proviene) suggerisce a Laura questa riflessione: “… Non è quello che pensa realmente. Sai benissimo dove vuole arrivare.” E Laura reagisce; il problema è che le capsule di alluminio in cui vengono inserite le ricariche, dice Laura: “Sono sostenibili quanto una flotta di navi da crociera. Si calcola che ogni anno vengano venduti sette miliardi di queste capsule. Tale quantità corrisponde a una montagna di oltre cinquemila tonnellate di alluminio e plastica…

Il capo di Laura cercherà di minimizzare l’uscita infelice della collaboratrice che potrebbe far naufragare la proposta pubblicitaria. “Le affermazioni della mia collega non rappresentano l’opinione dell’agenzia. Sottolineeremo espressamente la sostenibilità delle sue capsule, come pure la loro riciclabilità…” Ma Laura ha ormai deciso: “Non voglio più mentire. Sono stufa”. E darà le dimissioni.

A parte le voci interiori, che qualcuno ascolta e la maggioranza ignora, quanti dei nostri pubblicitari sarebbero disposti a prendere una decisione così drastica?

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