Organizzazioni ad alta densità di relazioni nel libro di Paolo Iacci

Abbiamo già avuto modo di segnalare i pregi dell’ultima fatica di Paolo Iacci, “Il Fattore C”. Ora vorremmo soffermarci su un passaggio del suo libro che ci sembra particolarmente importante perché introduce il tema dello sviluppo delle nuove tecnologie come elemento che potrebbe favorire un comportamento più corretto da parte delle imprese e, di conseguenza, una maggiore trasparenza e correttezza.

Il discorso è suggestivo, non sappiamo quanto potrà realizzarsi, ma l’idea ci sembra stimolante e positiva, anche nell’aspetto che riguarda la posizione dei leader, il cui peso tendenzialmente sarebbe destinato a ridimensionarsi.

Ecco alcuni stralci dal libro.

Oggi tutte le organizzazioni, politiche, sociali, quindi anche produttive, stanno divenendo sempre più «ad alta densità di relazioni». La teoria della densità di relazioni ci spiega che quanto maggiore è il numero di relazioni tra coppie di attori della medesima struttura, tanto maggiore sarà la densità di un network. In altre parole, la densità misura il numero di relazioni esistenti all’interno di una rete produttiva raffrontata con il massimo numero teorico possibile di relazioni tra gli attori dell’organizzazione medesima. Questo tanto su un versante quantitativo, come su quello qualitativo.

Le nuove tecnologie hanno stretto i tempi di sviluppo dei prodotti e quindi in molti casi consentono anche veloci feedback e riaggiustamenti in corso d’opera. Accade facilmente nei servizi ad alto valore aggiunto come nella componentistica, nella moda, nell’informatica, nel mondo della sicurezza, ovunque le nuove tecnologie lo possano consentire.

Più aumenta la densità di relazione meno è possibile per le imprese non essere corrette.

Ora, al di là di ogni ovvia considerazione etica, il tema che si pone è se tecnicamente sia possibile «occultare il vero» in organizzazioni che tendono a moltiplicare i momenti di relazione tra la struttura produttiva e di servizio e la sua clientela. La «densità» relazionale si contrappone quindi alla possibilità fisica di mantenere nel tempo un atteggiamento coerente di «dissimulazione onesta». A parte ogni considerazione etica, pur fondamentale, si sta aprendo nei fatti una nuova era nei rapporti tra le organizzazioni e tutto ciò che gira attorno ad esse.

Il pericolo dell’uomo solo al comando

Se, infatti, le imprese cominciano a divenire strutture ad alta densità di relazioni, l’output che ne verrà determinato sarà sempre più il risultato di un lavoro di gruppo interno ed esterno ai confini della stessa impresa.

Il risultato di un processo complesso e organico, meno sottoposto ai capricci del destino e più collegato alle competenze in gioco, al desiderio e alle motivazioni delle persone, alla loro capacità di produrre un risultato congiunto, alla loro intelligenza collettiva.

La buona sorte, o al contrario la sfortuna, giocheranno invece un ruolo più attivo e incidente nei casi in cui il risultato dell’impresa è legato alla semplice intuizione del singolo, ai suoi guizzi d’ingegno, ma anche ovviamente alle sue personali défaillance, alle sue debolezze.

In questo senso l’epica del genio, dell’uomo solo alla guida di un’impresa, che va tanto di moda di questi tempi, è assai pericolosa per tutti. Quanto più il lavoro è un sistema complesso e organizzato, tanto più è immune dai destini del caso, della buona o dell’avversa fortuna.

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