La disuguaglianza: è giusto che ci sia o va combattuta?

L’economista Ludwig von Mises

Crediamo che alla fine sia questa la domanda fondamentale che si deve porre alla gente perché la sua risposta è tutt’altro che scontata. Molti pensano che sia giusto che esista perché è intrinseca al carattere dell’uomo. Altri la pensano diversamente. Cominciamo da chi crede che la disuguaglianza abbia una sua ragion d’essere.

Se leggiamo un pezzo tratto dal libro dell’economista liberale von Mises, sembra evidente che la disuguaglianza sia un fatto naturale, addirittura necessario per la nostra società e chi la disapprova è comunque un fariseo (lui dice anche filisteo) e in più in mala fede:

“Tutti oggi vogliono godere di più, consumare di più, sprecare magari di più e vivere meglio, ma poi invidiano il successo di coloro che hanno fatto del loro meglio per soddisfare questi loro desideri. Offende l’amor proprio e l’orgoglio del filisteo il fatto di dover ammettere – sia pure controvoglia – che altri sono stati più bravi a procurare tutti quei beni materiali che fanno ricca la vita esteriore. Lo umilia il fatto di essere riuscito a occupare nella competizione del mercato solo una posizione modesta. E allora, per rimuovere questo malumore, escogita una particolare giustificazione. Egli non è più incapace dell’imprenditore di successo, che si è arricchito; è solo una persona per bene, ed è più onesto di quei signori di gran successo, ma privi di scrupoli che hanno usato pratiche delinquenziali che egli, per rimanere onesto, ha sempre disprezzato. Insomma – pensa il nostro fariseo – io sono bravo e capace quanto quelli che sono diventati ricchi; ma grazie a Dio sono moralmente migliore di loro, che sono il peggio, e sarebbe doveroso da parte dell’autorità punirli per le loro malefatte, sequestrando la loro ricchezza, illecitamente acquisita”.

Quindi, secondo questa visione, chi invoca una certa giustizia, in genere è preda di quella che gli esperti chiamano “invidia sociale”, perciò non merita nemmeno di essere ascoltato.

Il libro da cui è stato tratto il brano sopra indicato è “In nome dello Stato” e risale alla fine della guerra. Von Mises è scomparso nel 1973. La sua posizione, come è evidente, è nettamente a favore del capitalismo e può suscitare qualche perplessità, soprattutto perché non ammette alternative. Ma non c’è da stupirsi perché queste argomentazioni sono utilizzate ancora oggi da chi crede nel liberismo e nel neo liberismo.

Per approfondire il tema, leggete il prossimo articolo.

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