La disuguaglianza: Tony Atkinson e le sue proposte per contrastarla

L’economista britannico Sir Anthony B. Atkinson

E’ morto all’inizio di quest’anno un economista che nella sua vita ha cercato di capire in che modo possa essere misurata, analizzata e contrastata la povertà e la disuguaglianza, Tony Atkinson. Ha insegnato nelle università di Londra, Essex, Cambridge ed Oxford e alla London School of Economy ed è stato direttore del Journal of Public Economics, oltre a presidente di diverse Accademie. Ha scritto molto su questa tematica: tra i suoi libri più significativi “Public Economics in Action” e “Disuguaglianza. Cosa si può fare?”.

Atkinson ha gettato le basi della moderna teoria della misurazione della disuguaglianza. Prima di affrontare qualsiasi fenomeno, quelli sociali soprattutto, occorre misurarli, ma questa misurazione non può avvenire senza dare giudizi di valore e, quindi, al di là della mera indagine statistica, occorre individuare quali sono gli elementi che in modo implicito e esplicito sono correlati al fenomeno della disuguaglianza come la distribuzione dei redditi, il patrimonio, il benessere.

“Disuguaglianza. Che cosa si può fare?”, edito in Italia da Raffaello Cortina

Atkinson aveva anche un’idea molto “democratica” dell’economia. Aveva detto nel 2014: “Troppo spesso gli economisti sono prigionieri di mura teoriche che essi stessi hanno eretto e non riescono a vedere che importanti considerazioni sfuggono alla loro analisi”. Inoltre, riteneva che l’economia fosse uno strumento per comprendere il mondo e giungere a una decisione informata sulle politiche da adottare. E proprio per questo motivo, l’economia non può restare relegata nell’ambito dei decisori politici. Tutti i cittadini devono esserne portati al corrente, illustrando in modo chiaro e accessibile i problemi in modo che sia possibile una discussione pubblica ragionata e partecipe.

 

Atkinson era un pragmatico. Secondo lui, la disuguaglianza dei redditi si muove in modo irregolare. Le cause che spesso si individuano – progresso tecnologico, globalizzazione, evoluzione demografica – non devono mai essere separate da fattori nazionali e dalle politiche dei governi in merito ai sistemi fiscali e di protezione sociale.

Da buon pragmatico, Atkinson aveva pensato a un pacchetto di interventi diretti e concreti per ridurre la disuguaglianza che dovevano coinvolgere la capacità decisionale dei governi, a partire dagli investimenti pubblici, alle politiche per l’innovazione, dalla garanzia di un rendimento minimo per gli investimenti dei piccoli risparmiatori alle politiche redistributive di reddito e ricchezza. Sulle varie proposte possiamo avere diverse opinioni, diceva Atkinson, ma se si ritiene che la disuguaglianza sia un problema serio da risolvere, abbiamo il dovere morale di formulare proposte alternative ma realistiche per risolverlo.

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