In che modo l’ego ti impedisce di imparare cose nuove

Marlene Chism

Marlene Chism è consulente e autrice di best seller di successo. L’ultimo suo libro del 2015 si intitola “No-Drama Leadership” e dice cose semplici ma efficaci sulle difficoltà – lei le chiama “barriere mentali” – che hanno alcuni manager di imparare cose nuove e, di conseguenza, di migliorare il loro apporto come leader.

L’abbiamo ripetuto spesso: l’ego è una “gran brutta bestia” con cui dobbiamo tutti fare i conti ma specialmente chi occupa posizioni di rilievo perché l’ego si nutre proprio di potere. Spesso, addirittura, se ne ubriaca fino a confondere la realtà. E questo capita anche sul fronte della capacità di apprendimento e di innovazione che, invece, dovrebbe essere l’elemento portante di una leadership orientata al successo.

Quali le barriere mentali che l’ego costruisce per impedirci di apprendere cose nuove?

Chism le riassume brevemente in tre affermazioni tipiche:

1. Lo so già!
2. Qui dentro sono la persona più intelligente
3. Ho sempre ragione!

“Lo so già”

Se sai già le cose, non hai bisogno di ascoltare nessuno. Non hai nessuna curiosità da soddisfare e tanto meno il desiderio di fare delle domande per approfondire la conoscenza. Sarebbe una perdita di tempo. Un atteggiamento del genere, che ruota su un senso esagerato di sicurezza, di presunzione circa le proprie capacità e su una assoluta mancanza di umiltà, è più frequente di quanto non si pensi.

La soluzione? Impedirsi a ogni costo di dire quella frase e agire di conseguenza. Ricordarsi che nessuno sa tutto e che se vogliamo migliorare occorre fare delle domande, ascoltare le persone, cercare di cogliere le sfumature e le informazioni che possono apparire meno importanti per farsi un quadro più preciso della situazione. La conoscenza non è monolitica ma pluridimensionale, si regge su sfaccettature, punti di vista, prospettive e angolazioni diverse.

Oltretutto, se si smette di dire “Lo so già” e cominciamo a interessarci sinceramente di quello che accade intorno a noi, probabilmente anche gli altri ci troveranno meno arroganti o noiosi e in questo modo potremmo aggiungere alla conversazione maggiore energia anziché sottrarla.

“Qui dentro sono la persona più intelligente”

La Chism la definisce una vera e propria sindrome. Sei intelligente e appena ti confronti con gli altri non fai che rafforzare questa tua convinzione. Certe volte non occorre nemmeno ragionarci su: tu sei il capo, guadagni di più, ”giocoforza” devi essere il più in gamba, il più lucido intellettualmente, quello che “non deve chiedere mai” perché ha capito tutto della vita e del lavoro. Non ha mai sbagliato, ha sempre trovato la soluzione adeguata ai suoi problemi.

Attenzione, se qualchepensiero del genere ti sfiora, stai percorrendo una china pericolosa. Anzitutto, commetti l’errore di confondere l’intelligenza con i risultati ottenuti. Non sempre gli uni dipendono dall’altra e viceversa. Inoltre, così facendo limiti la capacità di ascoltare gli altri, di confrontarti con chi ha idee diverse dalle tue.

Comincia a pensare che non sei più intelligente degli altri, che non ha senso vantarsene – anzi può procurare delle invidie e un clima di sospetto. Se proprio pensi di esserlo questo non deve condizionare il tuo operato. Piuttosto che vantarti, cerca di affrontare la vita in modo più modesto, e ricorda che gli altri possono darti soluzioni intelligenti anche se ritieni che lo siano meno di te, solo se saprai ascoltarli e cogliere il senso di ciò che dicono, senza arroganza e spocchia.

“Ho sempre ragione!”

Chi dice questa frase è continuamente alla ricerca di una conferma. Spesso non gli interessa nemmeno la soluzione del problema, bada più che altro a dimostrare con ragionamenti, spesso anche capziosi, che lui è nel giusto e gli altri sbagliano. Se la considerazione di essere più intelligente di altri è un elemento narcisistico che nasce all’interno del nostro “io”, la dimostrazione di avere sempre ragione è un elemento esibizionistico che serve a definire nei confronti degli altri la propria superiorità o supremazia intellettuale.

Rinunciarvi, per chi ne abusa, non è facile. Gli sembrerà quasi di essere costretto a cedere una parte di potere. La soluzione è porsi una domanda. “Questo mio atteggiamento migliora realmente il rapporto che ho con le altre persone?”. “Davvero, in questo modo chi mi sta intorno mi apprezza di più? O, invece, apparirò arrogante, pignolo, prepotente?”. Mettere in dubbio le proprie convinzioni, inoltre, non è segno di debolezza ma di intelligenza. Difenderle a spada tratta “senza se e senza ma” spesso può essere molto pericoloso.

Inoltre, si possono esprimere le proprie opinioni senza per forza far pesare il proprio “status”, in modo leggero, sobrio, non perentorio o tassativo. Gli altri ascolteranno di più quello che dici, non avranno timore di proporre soluzioni alternative, idee diverse e, alla fine, cercheranno il tuo parere più spesso, certi di non rivolgersi a una persona che sa solo “pontificare” ma a una persona che sa ascoltarli e può aiutarli concretamente con la propria esperienza e intelligenza. E questo creerà un clima positivo e di distensione nell’azienda che è uno dei risultati più importanti da ottenere.

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