Velocità o senso dell’urgenza? Un equivoco grossolano.

Ogni giorno che passa sembra che vi sia meno tempo a disposizione per fare le cose. E’ una sensazione strana ma percepita un po’ da tutti e, naturalmente, favorita dal ruolo fondamentale svolto dalle tecnologie dell’informazione.

C’è una affermazione che sentiamo spesso e che caratterizza i prodotti e i servizi offerti dalle imprese, rappresentando un “plus” quasi impossibile da evitare in ogni settore economico: “in tempo reale”. Ma che cosa vuol dire in sostanza? Fare le cose con il tempo che ci vuole senza sprecare nemmeno un secondo, cioè, in altri termini, essere reattivi, rispondere istantaneamente alle richieste dei clienti, ridurre al minimo ogni spreco nell’analisi dei dati, nella progettazione di nuovi prodotti, nella capacità di intuire i trend di mercato più favorevoli, ecc.

Insomma, sembra che il tempo sia diventato il fattore critico di successo. Meno tempo viene utilizzato, più si velocizzano e si accelerano i processi. Sembra che la velocità sia un “must” esogeno e imprescindibile e non frutto di una attenta e ponderata scelta strategica.

Perché diciamo questo? Perché in certe circostanze, si arriva a pensare e a consentire che si possano fare con la massima rapidità certi lavori, senza tenere conto di eventuali errori che possono eventualmente essere sistemati in seguito, a condizione di arrivare prima possibile al risultato finale, anche se non proprio ottimale.

Questo modo di pensare è frutto di un equivoco di fondo piuttosto grossolano che confonde alcuni termini considerandoli sinonimi: tempo, velocità, accelerazione, senso dell’urgenza. Questo porta a una vera e propria ossessione del tempo il che non fa comprendere come non basti (e talora addirittura sia molto scorretto) fare quello che si faceva prima più in fretta. Il tempo, in altri termini deve scaturire da una precisa scelta strategica, imparando a fare le cose giuste nel momento giusto, nei tempi giusti, senza strafare o improvvisare.

Tanto per dare un’idea di come sia complesso il concetto di tempo (ricordate l’affermazione di Sant’Agostino?) riportiamo qui di seguito cinque categorie o concetti differenti che lo definiscono secondo la teoria di Taylor:

  • Velocizzare i processi (Taylor definisce questo aspetto “rate”), è la classica idea di accelerazione
  • Tenere conto della corretta sequenza dei lavori (“sequence”), cioè dare priorità all’ordine in cui certe azioni o certi lavori vanno eseguiti
  • Valutare la durata (“duration”) di un certo lavoro
  • Stabilirne la fine (“deadlines”), stabilire il tempo esatto entro cui un lavoro deve essere concluso
  • Definire bene quando svolgere certi lavori (“timing”)

Insomma, il pensiero e l’azione strategica devono allinearsi a una nozione di tempo complessa perché essa possa diventare un vantaggio competitivo sia per i singoli collaboratori che per l’azienda nel suo complesso. Il “tempo reale” significa certamente ridurre qualsiasi spreco, ma anche dedicare il tempo che serve per fare le cose giuste al momento giusto. Il che, in altri termini, è introiettare nel nostro agire quotidiano il cosiddetto ”senso dell’urgenza”, cioè quella sensibilità che il leader soprattutto deve avere nel cogliere al di là dell’idea che il tempo, semplicisticamente, sia solo qualcosa da annullare o comprimere a tutti i costi.

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