L’indignazione: anticamera del qualunquismo?

L’indignazione di fronte agli scandali, alla corruzione, alle inefficienze, ai disservizi, ecc. è sacrosanta. Chi non si indigna è destinato a rassegnarsi, subire passivamente quello che succede intorno a lui, senza nemmeno poter reagire, criticare, proporre soluzioni alternative, far sentire in qualche modo la sua voce.

Non dimentichiamo che negli ultimi anni sono nati anche diversi movimenti politici e d’opinione che portano questo nome soprattutto contro la politica finanziaria, pensiamo, ad esempio, agli “Indignados” in Spagna.

Ma che cosa significa in realtà indignarsi? Cogliamo lo spunto da un articolo di Marco Santambrogio apparso su “Il Sole 24 Ore” del 3 settembre scorso.

L’indignazione presuppone sempre una particolare forma di disonestà: la malafede. Ci indigniamo solo con chi commette scientemente un’ingiustizia ma fa finta di agire per alti ideali.

Ma l’indignazione serve? Una certa indignazione assolutamente no, anzi fa il gioco di altri. Ed è il sentimento che, nasce da una reazione positiva di sensibilità civile, ma che poi porta a rifiutare tutto ciò che abbiamo davanti riconoscendone l’assoluta inaccettabilità, chiamandoci contemporaneamente fuori da qualsiasi coinvolgimento con la realtà.

Insomma, l’indignazione, così intesa, diventa, in certo qual modo, l’anticamera del qualunquismo. Tanto è vero che le numerose fake news (o post verità) che circolano sul web si alimentano proprio da questo tipo di indignazione fine a se stesso.

E c’è gente che se ne approfitta, perché alimentando l’indignazione passiva, si dà sfogo ai sentimenti più bassi come disillusione, odio, paura, che vanno a intaccare il capitale di fiducia che i cittadini nutrono nei confronti delle istituzioni, compresa la stessa democrazia. E soprattutto non serve a nulla perché non produce alcun cambiamento.

Allora, indigniamoci, ma non passivamente. Cerchiamo di stare dentro alla realtà, di fare qualcosa in concreto, lavorare per modificare quanto accade, partecipare attivamente ad ogni aspetto della nostra vita, nell’ambito del lavoro, del sociale e della famiglia. Impegniamoci in prima persona, continuando a indignarci, ma facendo, nel nostro piccolo, qualcosa perché la realtà cominci a cambiare sul serio.

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