Gaetano Salvemini, a sessant’anni dalla morte. “Uomo: pecora, cane, lupo e suino”

Abbiamo perso gli ideali, non abbiamo punti di riferimento. Nella nostra epoca tendiamo a dimenticare, anche gli spiriti liberi che ci possono fornire qualche lume circa una possibile visione alternativa alla società di oggi che possa in qualche modo cambiare la deriva arida e priva di approdi alla quale sembra sia orientata. Gaetano Salvemini è un personaggio che può fornire ancora qualche spunto valido e utile.

Salvemini era un liberale. Un liberale vero, ma non nemico inconciliabile dei comunisti, di cui non accettava la pratica totalitaria né l’ideale collettivista, come diceva lui stesso, “nella speranza che questi abbandoneranno, o prima o poi, la tattica totalitaria”. Ma era anche decisamente antifascista e anticlericale.

Salvemini era un socialista democratico. Già questa definizione oggi appare piuttosto datata e, forse, priva di senso. Ma si rendeva conto che la storia è governata dalla legge della continuità e il socialismo non avrebbe potuto derivare da una rivoluzione ma solo da un lento accumulo di riforme ai fianchi del capitalismo.

Salvemini, quindi, riformista ma uomo concreto, tanto che arrivava a dire. “Noi pur sapendo quanta parte di pecora, e di cane, e di lupo, e di suino c’è nell’uomo riteniamo che l’uomo sia capace di diventare meno bruto, grazie alla educazione di quella intelligenza che lo distingue dal bruto. E il solo metodo disponibile per educare quella intelligenza è la discussione.

Ancora sul socialismo: “Il mio era il socialismo degli ultimi, non dei penultimi” Frase che ci sembra particolarmente azzeccata in risposta a certe posizioni di oggi giorno.

Era però anche – come lo siamo un po’ tutti (quelli che la pensano in modo simile) – deluso e disilluso. Anche se non venne mai meno il rispetto che egli nutriva per l’umanità delle persone, una umanità non più fatta da “pecore cieche… bisognose di cani mastini e pastori infallibili”.

Spunti ripresi da articoli apparsi su “Il Sole 24 Ore” di Gaetano Pecora e Massimo Teodori.

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