Teorizzare il fair play tra i leader aziendali si può!

La traduzione letterale del termine fair play è giocare in modo corretto. Nell’uso comune sta a significare un comportamento equilibrato, rispettoso delle regole, leale, morale. Anche se talora avere fair play viene semplicisticamente rubricato come un aspetto del carattere di una persona o un comportamento esteriore, in realtà esso è anzitutto un modo di pensare e di vivere le relazioni con gli altri.

Il fair play, in altri termini, non è solo un adattamento alla socializzazione, cioè l’adesione al rispetto di certe regole o consuetudini sociali ma un comportamento previsto e programmato dal nostro cervello. Quando qualcuno ci dimostra fiducia, o ci fa un regalo, i livelli di ossitocina aumentano. Quando siamo noi a dimostrarci degni di fiducia succede la stessa cosa. E l’ossitocina è un ormone peptidico che stimola i centri del piacere e ci fa stare meglio. I sociopatici, al contrario, hanno livelli di ossitocina molto bassi: non riescono a fidarsi degli altri e sono inaffidabili.

D’altra parte, siamo di fronte a una considerazione abbastanza ovvia. Noi tutti ci sentiamo a nostro agio con persone e in ambienti che ispirano fiducia e siamo più portati a rischiare, impegnarci di più, raggiungere risultati migliori. Quando invece ci si ritrova in ambiti o relazioni dove prevale la slealtà, la reazione naturale è quella di disimpegnarci, defilarci, o addirittura arrivare al sabotaggio per porre fine a una situazione che per noi risulta insostenibile.

Parlare di fair play in azienda può apparire forse un po’ snob. Eppure, quando chiediamo a qualcuno di dirci quali sono le caratteristiche prevalenti del buon leader (sa coinvolgere i propri collaboratori, offre molta autonomia ai membri del suo staff, comunica bene, è pronto a riconoscere i propri errori), l’elenco che fa corrisponde esattamente a quello di chi possiede un buon fair play.

Ma, guarda caso, contrasta con un certo tipo di leadership che crede al valore del carisma, o privilegia l’idea del “comando e del controllo” del leader, tutte caratteristiche che a lungo termine se non supportate da valori più importanti tendono a dimostrare il loro limite.

Ma sul fair play torneremo per introdurre la posizione di uno studioso di Corporate Governance

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