I Millennial: “gatte da pelare” per i responsabili delle risorse umane?

I Millennial, cioè i giovani nati tra gli anni Ottanta e il Duemila, sono collaboratori difficili da gestire e creano problemi alle aziende che li hanno assunti? Non pochi manager e responsabili delle HR la pensano così. Vediamo quali sono le principali caratteristiche della generazione che si è affacciata al mondo del lavoro da non molti anni, e perché certi loro atteggiamenti possono risultare incompatibili, con una corretta governance dell’impresa.

Mancanza di visione aziendale

Secondo alcuni manager, ai Millennial sfugge la visione d’insieme della attività svolta dall’azienda. Non comprendono, quindi, le scelte compiute da chi li guida, né riescono a inquadrare il loro esatto ruolo all’interno della struttura aziendale. E ciò può limitare o, peggio, danneggiare la qualità della loro performance.

Se una persona pensa a se stessa come a un semplice ingranaggio, per quanto importante, di una macchina, non diventerà mai un elemento insostituibile all’interno della società e il suo apporto potrebbe benissimo venire meno senza creare particolari problemi.

Difficoltà comunicativa

Abilissimi a gestire i loro rapporti attraverso smartphone e tablet, si dimostrano spesso molto carenti nelle relazioni face-to-face. Le riunioni, gli incontri anche informali di lavoro, gli scambi di opinioni, le learning session, ecc. richiedono una particolare abilità di comunicazione interpersonale che sembrerebbe essere deficitaria nei Millennial, e che viene interpretata facilmente come disimpegno o desiderio di isolamento.

Maggiore predisposizione a problemi di ansia e depressione

Quando si lavora in un ambiente stressante e competitivo certi problemi possono emergere facilmente. I Millennial sembrerebbero più colpiti da forme di ansia e depressione dovute a ritmi e carichi di lavoro particolarmente elevati ai quali sono sottoposti con conseguenze che riguardano una minore produttività e fenomeni collaterali, quali l’assenteismo.

Scarsa autostima

L’autostima è fondamentale sul posto di lavoro. Bisogna sentirsi a proprio agio, riuscendo ad esprimere liberamente il proprio parere durante le riunioni, presentando idee o proposte al proprio capo, affrontando persone estranee senza timori o imbarazzi. I Millennial hanno avuto una educazione spesso iperprotettiva, con genitori troppo invadenti, che li hanno guidati, senza abituarli a muoversi in autonomia; cosa che ha contribuito a indebolire il senso di autostima.

E il suo opposto: l’eccessiva sicurezza di sé

E’ una caratteristica che contrasta con la mancanza di stima rilevata sopra. Ma, in realtà, può essere l’altra faccia della medaglia, altrettanto negativa. Nasce dall’idea di possedere conoscenze ben più ampie di quelle dei propri colleghi o addirittura dei propri capi e, quindi, prelude a un atteggiamento di superficialità, supponenza, minore partecipazione alle attività del gruppo con la certezza che anche lavorando a ritmi ridotti il proprio apporto sia comunque ben al di sopra di quello degli altri.

Bisogno di indipendenza (isolamento?)

I Millennial non vogliono avere il fiato sul collo del loro capo. Non amano essere troppo controllati. Lavorano in modo indipendente e sono refrattari a regole e indicazioni troppo limitanti. Questo comportamento non favorisce il lavoro di squadra e in prospettiva può risultare piuttosto deleterio.

Scarso rispetto dell’autorità

I Millennial hanno una visione completamente diversa da quella di altre generazioni precedenti. Il lavoro per loro non è una carriera sulla quale puntare la loro esistenza. E’ una esperienza temporanea, che dura al massimo qualche anno. Appena assunti, già pensano alla nuova azienda dove potrebbero lavorare. Perché, allora, dover seguire le direttive di un capo o cercare per forza di instaurare un buon rapporto con i colleghi? Di qui, nasce un certo atteggiamento di arroganza, che li porta a ignorare la necessità di aggiornarsi, di mettere in discussione la propria ottica di lavoro, di ritenersi al di sopra di qualsiasi struttura gerarchica.

Incapacità di assumersi le proprie responsabilità e senso di ingratitudine

Da quanto sopra, discende l’incapacità di ammettere i propri errori, di accettare le critiche, di riconoscere l’impegno altrui ed esprimere riconoscenza, quando sia necessario.

Naturalmente, tutti questi difetti non riguardano solo questa generazione di lavoratori. Forse, certi aspetti sono più evidenti tra i Millennial che in altri, ma non significa che il loro apporto, se ben guidato, possa fornire quella duttilità e quella creatività che nelle aziende di oggi è sempre più indispensabile.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...