A difesa della libertà di pensiero e della cultura nelle biblioteche e nei musei

Al World Economic Forum del 2018 George Soros ha espresso la preoccupazione per il pericolo che corriamo lasciando il controllo della nostra cultura digitale nelle mani di persone che non hanno responsabilità di cittadinanza:

Nella nostra era digitale sta accadendo qualcosa di molto dannoso, e forse irreversibile, alla capacità umana di prestare attenzione. Non è solo distrazione o dipendenza; le grandi società che gestiscono i social media stanno tentando di indurre le persone ad abbandonare la loro autonomia. La capacità di modulare l’attenzione della gente è sempre più concentrata nelle mani di poche imprese. E’ necessario uno sforzo immane per affermare e difendere quello che John Stuart Mill chiamava la “libertà di pensiero”. C’è la possibilità concreta che, se davvero essa sarà perduta, le persone che cresceranno nell’era digitale avranno difficoltà a riconquistarla. E questo potrebbe avere conseguenze politiche di grande portata. Le persone prive di libertà di pensiero sono più facilmente manipolabili.

E ciò potrebbe produrre non solo obbedienza al potere e completa accondiscendenza alle sue logiche, ma anche uniformità di opinioni e contemporanea reazione verso ogni altro tipo di dissenso che provi in qualche modo a minacciare lo status quo.

Ricordiamo che la libertà (di pensiero e fisica) si dissolve come neve al sole quando tutti fanno liberamente, e spontaneamente, ciò che il potere li costringerebbe a fare, qualora si opponessero.

Ci piace a questo punto stralciare alcune recenti affermazioni di James M. Bradburne, direttore generale di Brera sempre su questo tema e sull’importanza dei musei e delle biblioteche per conservare le tracce del nostro passato per informare “il presente e costruire il futuro”.

Di fronte alla fragilità della cultura contemporanea, basata com’è su tecnologie globalizzate interconnesse, le biblioteche e i musei sono ancora più necessari di quanto non siano stati in passato. (…) Nell’era digitale, quando la riproduzione, la manipolazione e il collage sono la regola, il museo rinnova la sua importanza… Se mai si verificherà una interruzione nella trasmissione della conoscenza tecnologica (che la storia ci insegna è una possibilità molto concreta) la nostra unica speranza risiede nella capacità di resistere delle nostre collezioni di parole e cose.”

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