Quando parla un leader: le parole tra noi pesanti*

Parole, parole, parole. Molti dei nostri lavori, specialmente quelli più qualificati, si reggono sulle parole che diciamo. Le parole sono importanti. Qualche volta, ci sfuggono parole un po’ dure, ma raramente diamo ad esse il giusto valore. Quando invece le riceviamo sentiamo sulla nostra pelle quanto male facciano. (Le parole sono pietre? Carlo Levi)

Se ci sfuggono parole negative, pensiamo, non c’è nulla di male: tanto chi se le ricorda? Verba volant, dicevano i Latini. Ma, facendo una piccola operazione di autocritica, capiamo bene che non è affatto così. Le parole, in certi casi, soprattutto se a dirle sono dei leader, hanno un peso notevole e possono creare parecchi guai.

D’altra parte, la lingua non ci aiuta per nulla. In ogni lingua, esistono molte più parole negative che positive. Come se avessimo più bisogno di esprimere i nostri sentimenti negativi piuttosto che quelli positivi. I ricercatori hanno scoperto, inoltre, che per la maggior parte delle culture le parole descrivono sostanzialmente sette emozioni fondamentali dell’animo umano, di cui solo una positiva. Eccole: gioia, paura, rabbia, tristezza, disgusto, vergogna e senso di colpa.

Naturalmente, per parole negative non intendiamo volgarità, imprecazioni, ecc. che pure spesso sentiamo anche nei discorsi delle persone più “autorevoli”. Questo aspetto riguarda l’educazione, e se manca c’è poco da fare. Intendiamo parole di uso comune che potremmo ritenere anodine e, invece, in certi casi possono ferire gli altri, offenderli, farli sentire inferiori, umiliarli, intimidirli, ecc. e che perciò andrebbero bandite dal nostro lessico quotidiano o perlomeno usate con estrema cautela.

Ne diamo un piccolo esempio, che purtroppo potrebbe essere integrato a dismisura. Per capire se una parola può avere effetti negativi, bisogna prima pensare alla reazione che avremmo se fosse rivolta a noi. Di qui la massima di sapore evangelico: “Con le parole che dici, tratta gli altri come vorresti che gli altri trattassero te!

Serie di parole da cui guardarsi

Nomi che contengano situazioni altamente negative come fallimento, delusione, odio.

Uso dell’imperativo, in modo aggressivo: Taccia; Si vergogni. Magari seguito da affermazioni tranchant e ostili come: Non capisce niente.

E naturalmente la madre di tutte le parole negative: NO e i suoi composti, seguito dal terrificante MAI. In effetti, una ricerca ci dice che reagiamo più lentamente alla parola “no” che a “sì”, e che anche il nostro cervello risponde in modo diverso quando ci viene detto di no, attivando sentimenti negativi non sempre facili da controllare. Questo è un ottimo promemoria per usare tale parola con parsimonia.

Un leader deve sapere come dire “no”, perché questo è uno dei principi fondamentali della leadership. Il leader, infatti, persegue ciò che il filosofo Seneca definisce “eutimia” – la tranquillità di sapere cosa sta cercando, senza essere distratto da ciò che gli sta intorno, persone comprese. Lo fa avendo un rapporto onesto con se stesso e comprendendo le sue priorità. E sa respingere tutto il resto. Ma non dimentica mai che non potrebbe fare a meno degli altri, anche perché da solo non riuscirebbe a fare nulla.

Da evitare anche gli aggettivi che inizino con prefisso “in” (negativo) come incosciente, irresponsabile, incompetente, inferiore, inutile ecc. E aggettivi che mettano in evidenza i difetti della persona o del suo comportamento come timido, ridicolo, scontroso, noioso, brutto, strano, ecc.

Ricordiamo un celebre aforisma di Goethe: “Quando tratti qualcuno per quello che è, resterà sempre così. Se tratti qualcuno per come potrebbe e dovrebbe essere, diventerà ciò che è destinato ad essere”.

Quindi, se è possibile, evitiamo parole troppo “dure”, e cerchiamo piuttosto di usare degli eufemismi o qualche giro di parole, che non vuol dire essere ipocriti ma cercare di farsi ascoltare senza creare negli altri reazioni negative di eccessiva chiusura. E, attenti anche al tono con cui vengono dette le parole, spesso il “colore” , l’”inflessione” della voce (ironico, beffardo, insinuante) hanno effetti molto più negativi di una espressione un po’ ruvida ma sincera e propositiva.

E non dimentichiamo che un leader deve essere un vero e proprio ispiratore, un esempio per gli altri anche quando parla, per aiutarli a migliorare sempre.

Per questo articolo ci siamo ispirati al pezzo di John Rampton apparso su Entrepreneur VIP.

*Abbiamo parafrasato il titolo di un bel libro di Lalla Romano: “Le parole tra noi leggere” (a sua volta tratto da una poesia di Montale). Sull’argomento, se non l’avete letto, consigliamo anche il classico “Lessico famigliare” di Natalia Ginzburg.

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