Il futuro del lavoro: dopo l’Intelligenza Artificiale arriverà quella Emotiva?

Le macchine ci toglieranno il lavoro? E’ la paura che hanno un po’ tutti. Ma, forse, c’è qualche speranza. Il professor Ed Hess, che insegna economia all’Università della Virginia, dice una cosa abbastanza ovvia che ci sentiamo di condividere: “Gli esseri umani troveranno un lavoro che li soddisfa se sapranno fare cose che le macchine non sanno fare bene, come usare il pensiero a un livello superiore, cioè critico, innovativo, immaginativo.”

Insomma, le competenze che hanno più probabilità di reggere ai contraccolpi della tecnologia che avanza sono proprio quelle che ci contraddistinguono come esseri umani: psicologi, assistenti sociali, insegnanti di scuola elementare, tutti lavori che richiedono la capacità di capire realmente cosa significhi essere una persona.

La conferma è che l’automazione ha successo in quegli ambiti dove i lavori sono più ripetitivi, come certe attività in fabbrica, mentre le occupazioni che premiano le abilità interpersonali, come quelle nel settore sanitario, tendono a crescere sempre di più.

Insomma, per il prof. Hess non sarà più sufficiente essere intelligenti, visto che l’intelligenza artificiale può esserlo molto più di noi. Per reggere il confronto, dovremmo cercare di valorizzare la qualità del nostro pensiero, diventando più intelligenti dal punto di vista emotivo (EI).

Che cos’è l’EI?

Per Hess, l’intelligenza emotiva è la capacità di una persona di percepire, utilizzare e gestire le proprie emozioni così come quelle degli altri. Come si può facilmente comprendere è un’abilità preziosa per quei ruoli in cui viene richiesta una significativa quantità di interazioni sociali. La capacità di ascoltare, collaborare, creare empatia e autoregolarsi sono le caratteristiche che individuano una persona emotivamente intelligente.

E’ vero che l’automazione cerca di competere con l’uomo anche in questo campo ma i risultati alla fine potrebbero confermare la sconfitta della macchina di fronte alle sfide rappresentate dalle competenze EI, e finalmente questo aspetto, che il mercato del lavoro ha sempre sottovalutato, verrebbe valorizzato come merita. E allora potrebbe essere il momento della rivincita delle donne!

Non perdete i prossimi articoli su questo tema.

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