Burnout (esaurimento emotivo sul lavoro), quasi un’epidemia!

Lo squilibrio tra vita lavorativa e sfera privata dei collaboratori crea quello che viene definito burnout, cioè sindrome da esaurimento emotivo.

Quali sono i sintomi? Eccone un elenco sommario:

  • eccesso di cinismo al lavoro;
  • scarsa energia e insufficiente produttività;
  • mancanza di soddisfazione una volta raggiunti gli obiettivi prefissati;
  • svogliatezza;
  • cambiamento nelle abitudini del sonno o nell’appetito;
  • mal di testa, mal di schiena o altri dolori fisici

Che si tratti di un’epidemia, sembra evidente stando a una ricerca condotta da Willis Towers Watson. Riportiamo alcune percentuali significative:

  • il 42% dei professionisti intervistati dichiara di aver sofferto di un forte stress o di problemi di salute mentale, e ben 1 su 3 incolpa il lavoro di avere un impatto negativo sul proprio equilibrio mentale.

Però pochi ne parlano in ufficio per diversi motivi:

  1. Il 41% per il timore di veder compromesse le proprie possibilità di fare carriera
  2. Il 38% non ne parla perché ritiene che colleghi e superiori non sarebbero in grado di capire.

Burnout e tecnologia

C’è qualche rapporto tra questa sindrome e l’impatto della tecnologia più avanzata che sta influenzando i moderni ecosistemi lavorativi? La risposta sembra positiva.

Negli ultimi anni gli ambienti di lavoro sono diventati flessibili: i dipendenti, infatti, possono lavorare ovunque e in orari che, fino a poco fa, erano considerati come non centrali o poco produttivi. Tuttavia, la cultura del perennemente connesso e sempre raggiungibile ha sviluppato in alcuni professionisti una costante sensazione di stress, dovuta alla continua lotta per ritagliare dalle ore di lavoro i propri spazi.

Cosa fare per scongiurare o contrastare l’insorgere di questa sindrome?

Gli esperti della Hays Italia hanno stilato una serie di suggerimenti e idee per far fronte a questa “epidemia”. Li sintetizziamo qui di seguito:

  • Prediligere la qualità alla quantità: rendere consapevoli i propri collaboratori che i migliori risultati non dipendono dalla quantità di ore lavorate ma dall’impegno profuso. Il presenzialismo fisico (o virtuale) è il più delle volte superfluo;
  • Fare attenzione al numero di ore straordinarie effettuate: se sono troppo elevate, è necessario riflettere sia sulla organizzazione del lavoro che sulla eventuale necessità di assumere altri professionisti, alleggerendo così il team;
  • Non rinunciare alle ferie: è bene assicurarsi che i professionisti che lavorano in modalità flessibile si prendano il loro periodo di ferie per ricaricarsi;
  • Verificare i valori della cultura aziendale: al primo posto dovrebbero esserci sempre il benessere dei dipendenti e la loro salute mentale e fisica;
  • Controllare l’uso delle mail: è altamente sconsigliato il ricorso a messaggi o mail al di fuori degli orari di lavoro standard. Già diverse aziende, in Germania, Francia ma anche in Italia, hanno regolato i propri server in modo da inibire l’invio dei messaggi di posta elettronica dei dipendenti fuori dell’orario di lavoro o autorizzano i collaboratori a scollegarsi in determinati periodi di tempo;
  • Flessibilità non significa disponibilità assoluta: chi lavora in modalità flessibile deve stabilire chiaramente in quali orari non sarà disponibile;
  • Individuare i sintomi del burnout: un buon capo deve saper aiutare i propri collaboratori, individuando per primo i segni di stress nei vari team di lavoro;
  • Favorire un supporto a chi è in crisi: avere ben chiari quali sono i programmi di assistenza e i servizi di supporto disponibili per i dipendenti che stanno attraversando una crisi o un esaurimento è fondamentale per garantire un aiuto efficace in caso di necessità.

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