Omission possible, l’errore più grave per i leader e le aziende

Certe volte occorre essere capaci di farsi un esame di coscienza, riconoscendo certi comportamenti dell’uomo (e del leader) molto ambigui. Uno di questi riguarda il rapporto con i propri errori.

Siamo disposti a riconoscere di aver sbagliato e, persino, a chiedere perdono per quello che abbiamo fatto, ma è molto raro che riusciamo a riconoscere le nostre mancanze per non aver fatto ciò che potevamo fare.

E’ quello che la Chiesa chiama peccato d’omissione, che è un errore che nasce in genere dalla distrazione, dalla vigliaccheria, dal nostro desiderio di mantenere il quieto vivere che ci fa ignorare la realtà intorno a noi. E’ un errore odioso per il fatto che, tra l’altro, come abbiamo detto, non siamo nemmeno capaci di riconoscerlo. Infatti, ci sembra assurdo, oltre che inopportuno e inutile, dover chiedere perdono, per qualcosa che non abbiamo fatto.

Eppure proprio qui sta l’odiosità tutta speciale dell’errore di omissione. E’ vero che la maggior parte delle persone non è guidata dall’odio né crede nella violenza, né tantomeno sfrutta gli altri o contribuisce a rendere il mondo meno ospitale. Però, spesso evita di rendersi conto delle ingiustizie, delle sopraffazioni, che ci sono intorno a lui. Sia quelle più lontane che riguardano il mondo nella sua generalità, sia quelle più vicine che riguardano ad esempio l’azienda in cui lavora.

Ricordiamo che i leader hanno grandi responsabilità e maggiore è il loro potere maggiore è il peso delle loro decisioni o delle loro omissioni. Chiudere gli occhi, far finta di nulla, costa poco, ma può avere conseguenze gravissime che poi si ritorcono sulla collettività intera.

Siamo liberi, è vero. Liberi di non impegnarsi a migliorare le cose storte che vediamo intorno a noi. Possiamo continuare a lavorare senza pensare alle conseguenze delle nostre azioni, a comportarsi come se il pianeta e l’economia mondiale non fossero aspetti critici da salvaguardare. Possiamo continuare a lavorare a testa bassa pensando al nostro tornaconto, rinunciando alle responsabilità a lungo termine, dicendo: “Ci penseranno le generazioni a venire!”.

Ma, a un certo punto, occorre riflettere che queste scelte – scelte di non fare, di non impegnarsi – sono tutte destinate a modificare, in peggio, il nostro futuro. L’alternativa è avere il coraggio di guardare in faccia la realtà e affrontarla nelle sue contraddizioni, cercando di proteggere ciò che amiamo, cercando di lavorare per un mondo più giusto e più sostenibile.

Ricordiamo che ogni azione ha una sua conseguenza. Ma anche ogni omissione ce l’ha! E forse è anche più grave. E, alla fine, nessuno potrà dire: “Non lo sapevo; nessuno me lo ha detto!”.

La mission delle aziende è importante ma, spesso, bisognerebbe indagare anche sulle sue omissions e forse, proprio da queste ultime, si potrebbe avere un’immagine più veritiera del proprio senso di CSR (corporate social responsibility).

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