Per favore, non chiamiamole risorse umane…

Abbiamo avuto l’opportunità di intervistare Isaac Getz, autore, insieme a Brian Carney. del libro “Freedom Inc.“, edito recentemente da Guerini Next, con un sottotitolo che è tutto un programma “Quando la libertà dei dipendenti fa il successo delle aziende“. In estrema sintesi, la tesi di base è che le imprese non possono più reggersi su sistemi gerarchici e piramidali – come capitava in passato e spesso ancora oggi – con decisioni calate dall’alto, attraverso una catena di comando, da responsabili, magari con ampie vedute, ma lontani dalla realtà del mercato.

Sarebbe sbagliato continuare su questa strada in un mondo VUCA (caratterizzato da volatilità, incertezza, complessità, ambiguità) nel quale i dipendenti occupano, anche grazie alle loro esperienze e all’innovazione tecnologica, la posizione migliore per determinare i punti di forza e di efficienza di un’azienda: dobbiamo, secondo Getz, lasciarli decidere e agire con autonomia.

In questo contesto, quale sarà il compito della leadership?

Leader è colui che dispone di tutte le informazioni. Chiunque può assumere, in una situazione particolare, il ruolo di leader. Ci riesce meglio chi conosce il mercato, chi opera nel front line ed è in grado di captare i segnali deboli, le esigenze reali dei clienti e le potenzialità del prodotto che offre l’azienda.

Quindi, la figura del leader del passato è destinata a tramontare?

Il leader del passato che accentrava su di sé tutte le conoscenze non ha più senso. Me lo raffiguro come una persona dalla testa enorme, a causa delle conoscenze che possiede, e per questo motivo superiore alle altre, oberato da mille problemi che confluiscono sul suo tavolo. Il leader di questo tipo è tendenzialmente portato a isolarsi, perde il contatto con la gente, con i clienti e, soprattutto, con i suoi collaboratori. Si chiude nel suo ufficio, non ha tempo né interesse ad ascoltare nessuno, se non quelli più vicini a lui. Oggi non c’è più bisogno di leader dalla testa grande ma di molte piccole teste che funzionino in modo coordinato, come un’intelligenza collettiva. Il leader, paradossalmente, avrà raggiunto il suo scopo quando l’impresa in cui opera non avrà più bisogno di lui e il suo ruolo diventerà inutile.

Ma qualcuno che gestisca il rapporto con le risorse umane dell’azienda ci dovrà pure essere?

Anzitutto, non mi piace il termine “risorse umane”. Il termine” risorsa” è riduttivo perché le persone che sono all’interno delle aziende vengono considerate come pezzi di un ingranaggio. Se non funzionano sono i primi ad essere eliminati, secondo il principio della variabile di aggiustamento. Fino a qualche anno fa, il capo aveva la responsabilità di cambiare la situazione, puntando al miglioramento dei risultati finanziari dell’impresa, invece, oggi la cosa più importante è che sia in grado di curare lo sviluppo delle persone, facendo leva sulla fiducia, sul rispetto e sulla libertà. I risultati verranno dopo, come conseguenza. Solo, però, se si sarà lavorato bene con le persone.

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