… e liberaci dalla gerarchia. Lasciare ai dipendenti la libertà di prendere decisioni in piena autonomia

Il mercato, secondo le idee di Adam Smith, è un’istituzione necessaria per la democrazia e la libertà e uno strumento per costruire relazioni sociali, anche se non può essere definito un luogo di relazionalità, a meno che tali relazioni non siano strettamente strumentali, cioè finalizzate al solo scopo di far funzionare il mercato.

Nonostante l’attenzione di Smith all’aspetto della socievolezza, della disponibilità a relazionarsi con gli altri da parte dell’essere umano (lui parla di sympathy e correspondence of sentiments), l’economista inglese è conscio che sentimenti o rapporti di benevolenza e altruismo possono complicare più che agevolare il meccanismo di funzionamento del mercato.

Dalla “mano invisibile” alla “catallassi”

La famosa “teoria della mano invisibile”, su cui si sono scritti fiumi di inchiostro, in sostanza si limiterebbe a confermare che grazie al libero mercato il corpo sociale si trova a godere di benefici che nessuno ha posto come fine delle proprie azioni, in quanto ogni individuo, egoisticamente, persegue soltanto vantaggi individuali. Anche se il fatto che i meccanismi del libero mercato siano inevitabili e gli effetti che ne derivano siano inattesi non è così scontato.

In seguito, tale teoria ha trovato nella “catallassi”, concetto portato avanti dal liberista Friedrich Hayek, un’evoluzione solo in apparenza più democratica e umanistica per la quale il meccanismo impersonale dello scambio di cui si alimenta il mercato non significa soltanto fare affari, ma anche “rendere i nemici amici”, il che porterebbe a credere che il mercato, la concorrenza, il commercio favoriscano anche relazioni e rapporti sociali. Cosa, purtroppo, non sempre vera.

D’altra parte, Hayek era anche convinto che il mercato non può essere considerato per sua natura giusto o ingiusto, anche quando produce sofferenze e distruzione, e che solo gli individui siano portatori di qualità come la giustizia e l’ingiustizia, la moralità e l’immoralità. Assunto piuttosto pericoloso perché in tal modo il mercato finisce per sfuggire a qualsiasi valutazione etica.

Si tratta del principio della doppia moralità ben esemplificato dalla famosa affermazione di Albert Carr, quando sostiene “Se un’azione non è strettamente illegale, e può dare un profitto, allora compierla è un obbligo dell’uomo d’affari”. Fino ad arrivare al concetto dell’impresa adiaforica, il cui fine è quello di annullare la questione della responsabilità morale di ogni azione organizzata. Adiaforica sta, in pratica, per responsabilità “tecnica” che non può essere giudicata in termini morali di bene/male.

La domanda chiave, a questo punto, è: può un’impresa diventare “democratica”, liberarsi cioè dalla gerarchia, lasciare ai suoi dipendenti la libertà di prendere decisioni in piena autonomia e responsabilità?

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