Lo spirito di squadra: chi lo può annacquare?

Quando si lavora bene in una squadra non ci si chiede perché. Tutto funziona a meraviglia. Il lavoro fluisce in modo naturale, spontaneo, immediato. Ognuno svolge il proprio compito in armonia con gli altri. C’è un clima disteso anche se si lavora sodo.

Gli errori, se ci sono, non vengono fatti pesare e, soprattutto, c’è subito qualcuno in grado di rimediare, sicuro che se la prossima volta capiterà a lui, gli altri faranno altrettanto.

Il lavoro del capo è necessario ma fino a un certo punto perché ognuno sa quel che deve fare e cerca di farlo sempre al meglio, senza bisogno di essere sollecitato. E quando si raggiunge un traguardo il capo riconosce i meriti della squadra e sa sfruttare il momento per caricare il gruppo e prepararlo ad altre sfide. Sono momenti magici. E chi li ha vissuti li ricorda con piacere perché davvero si tratta di esperienze eccezionali che suscitano grande entusiasmo, rafforzano l’orgoglio di appartenenza e mettono in secondo piano qualsiasi rivendicazione individualista o egoistica.

Al contrario, quando lo spirito di squadra manca o scarseggia ce ne accorgiamo subito. Non c’è più quell’atmosfera “magica” che ci faceva stare bene insieme; è più facile che sorgano contrasti, conflitti, incomprensioni. La collaborazione diventa più difficile, farraginosa, cresce lentamente un clima di sfiducia. Uno dei motivi principali è che le informazioni all’interno della squadra non circolano più liberamente.

Sì, è proprio un difetto di comunicazione quello che sta alla base della crisi di una squadra.  Difetto di comunicazione che di solito nasce dall’alto e si insinua dappertutto, coinvolgendo tutti i membri dello staff e produce effetti negativi, incidendo pesantemente sul morale dei collaboratori.

I motivi, in genere, sono questi:

  • Negligenza, superficialità
  • Incapacità di comprendere le esigenze degli altri
  • Mancanza di sensibilità nel cogliere i cambiamenti che avvengono all’esterno
  • Scelte politiche imposte dall’alto e non bene metabolizzate da tutti
  • Decisioni prese senza un preventivo coinvolgimento dei membri
  • Presunzione di alcuni membri della squadra di conoscere meglio degli altri la situazione

Un articolo di Dianna Booher su Forbes, edizione internazionale, lo spiega bene. Per approfondire il tema potete leggerlo. Dianna è una che conosce a fondo i problemi che riguardano la leadership, ci ha scritto sopra una cinquantina di libri, l’ultimo si intitola “Comunicare come un leader”, non ancora tradotto in Italia.

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