Steve Jobs, Mark Zuckerberg e Travis Kalanick: grandi imprenditori ma pessimi manager

Chi osa parlare male di tre uomini che hanno realizzato le più grandi imprese degli ultimi anni e che hanno trasformato il mondo? Si chiama Kyle M.K., esperto di leadership, autore di “The Economics of Emotion” che, senza peli sulla lingua, rivela come i tre personaggi riportati nel titolo, siano sempre stati molto attenti a tutto ciò che crea profitto ma assolutamente insensibili alle persone che lavorano con loro e che per questo motivo siano e siano stati odiati dai loro collaboratori.

Kyle sostiene questa sua tesi dopo avere analizzato l’operato di questi manager attraverso numerose interviste a persone che sono state alle dipendenze di questi personaggi che hanno sempre avuto comportamenti autoritari nei loro confronti, attribuendo colpe agli altri quando si verificavano errori, licenziandoli se la pensavano in modo diverso e prendendosi tutti i meriti per i risultati ottenuti.

Kyle li definisce leader tossici, ma per tutti gli altri continuano ad essere mirabili esempi da seguire; nessuno li osa criticare perché hanno avuto un successo enorme e, quindi, ciò giustifica ogni loro comportamento. Passa in secondo piano, o addirittura si dimentica, il fatto che questi leader abbiano messo il proprio ego sopra ogni cosa, anche davanti al benessere dei propri collaboratori.

Vediamo cosa dice Kyle. Steve Jobs in gioventù era conosciuto per il suo brutto carattere, per l’arroganza con la quale trattava i propri collaboratori, per il clima insopportabile che aveva creato nella sua organizzazione e che fu la ragione del suo licenziamento nel 1985. Nel 1997, quando tornò alla Apple, aveva cambiato completamente l’approccio comunicativo, aveva imparato a gestire le proprie emozioni, avendo una visione più umana dei rapporti con i collaboratori, ottenendo i grandi successi che conosciamo.

Molto più critico è Kyle nei confronti di Mark Zuckerberg, sia per il comportamento irriconoscente nei confronti del suo socio e amico, escluso dalla quota di maggioranza di Facebook, sia per l’ambiguità della sua idea di social network, diventata null’altro che una piattaforma pubblicitaria che raccoglie i dati attraverso le connessioni delle persone. Attualmente, poi, i dipendenti di Facebook si lamenterebbero per il clima pesante che si respira in azienda, anche a seguito dei recenti scandali.

Travis Kalanick, co-fondatore di Uber, è noto per il suo stile di leadership aggressivo. I membri del Consiglio di amministrazione dell’azienda lo hanno licenziato, insieme a una dozzina di suoi fedeli dirigenti, perché aveva instaurato in azienda un clima assolutamente invivibile che danneggiava irrimediabilmente i rapporti con i collaboratori. Kalanick è stato sostituito da Dara Khosrowshahi, che sembra avere una dote importante, la capacità di ascolto che al precedente leader mancava completamente.

Chi vuole può andare a leggersi l’articolo originale, da noi emendato di qualche parola un po’ troppo pesante, o commentarlo scrivendo a editor@clomedia.com.

Una risposta a "Steve Jobs, Mark Zuckerberg e Travis Kalanick: grandi imprenditori ma pessimi manager"

  1. amleta marzo 26, 2019 / 3:02 PM

    Ho saputo da poco, tramite una conferenza dell’istituto Beck sulla psicopatia, che molti leader aziendali sono psicopatici. Quindi non mi meraviglio se poi ad una grande idea non segue una gestione ottimale della cosa.
    E il bello è che per questi nome che hai fatto nel titolo ci sono entourage di esperti eccelsi al loro fianco, quindi la cosa proprio non si spiega.

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