Le sei regole d’oro del perfetto “arrivista”

Nelle aziende esistono casi di “arrivismo” che rasentano il “bullismo” e che vedono protagonisti soprattutto coloro che aspirano a fare carriera. Rapidamente e senza troppi scrupoli.

Ma non se ne parla molto, anche se sappiamo che questo atteggiamento negativo influenza la salute e il benessere delle persone che in azienda ci lavorano fianco a fianco, oltre a ridurre la produttività, aumentare l’assenteismo e favorire il turn over.

Molte aziende in passato (oggi le cose stanno lentamente cambiando, pensiamo alle idee di azienda non gerarchica e di self-management) sceglievano i collaboratori soprattutto per la “grinta” che dimostravano. Grinta, una parola con connotazioni positive ma anche ricca di risvolti terribilmente negativi.

La persona dotata di grinta in genere, infatti, non è soltanto chi ama le sfide, non ha paura di gettarsi nella mischia, di rischiare con coraggio ma anche con un po’ di incoscienza. Grintoso è, oggi, soprattutto chi conosce bene le strutture di potere, del controllo delle persone, dei media, ricorre a minacce, intimidazioni, utilizzando tutti questi sistemi, più o meno subdolamente, secondo il suo fine che è quello di emergere rispetto agli altri. Ne conoscete alcuni che hanno queste caratteristiche? Noi, sì. Tanti!

Queste persone non fanno il bene dell’azienda ma sembrano ancora avere successo e sono spesso apprezzate da certi manager, che forse si riconoscono in questi atteggiamenti.

Come si comporta un “bullo/arrivista” in azienda? Non è difficile smascherarlo. In genere, hanno dei comportamenti standard ben riconoscibili. Un vero e proprio codice di comportamento al quale si attengono scrupolosamente. Lo descriviamo brevemente in modo che se riconoscete questi atteggiamenti possiate (sempre che vi sia possibile) affrontarli, evitarli, denunciarli e, in sostanza, riuscire a lavorare meglio.

Ecco, le regole del perfetto arrivista:

  1. Strumentalizzare ogni persona e ogni avvenimento utile. Le persone e i rapporti che instauri con gli altri (superiori o colleghi) devono servire solo al tuo scopo (cioè quello di fare carriera). Ogni relazione in azienda va capitalizzata: sia quando scegli un collaboratore, sia semplicemente quando socializzi con gli altri e offri o chiedi favori o aiuti. Scegli solo le relazioni che possono rivelarsi utili per te in futuro. Non perdere tempo con persone che non siano in grado di favorire i tuoi obiettivi.
  2. Costruire attentamente e diffondere nel modo migliore la propria immagine. L’immagine va costruita sia attraverso un look adeguato sia studiando un comportamento che metta in evidenza doti esteriori come una certa sicumera, un certo contegno che faccia leva su alcuni mantra facilmente memorabili che individuino in modo inequivocabile la tua leadership. Mantra da ripetere spesso in modo che i tuoi collaboratori li facciano propri. E assicurati che quelli che hai catalogato come fedelissimi stiano evangelizzando il tuo messaggio in tutta l’organizzazione, in modo che tutto il team resti indottrinato. Controlla tutto ciò che viene detto e scritto su di te. Raccogli anche le voci di corridoio, se puoi, e verifica che la tua immagine risponda ai tuoi obiettivi (le valutazioni negative sono quelle da tenere maggiormente presenti, non per migliorarti ma per capire se stai procedendo nel verso giusto).
  3. Circondarsi di persone intelligenti e capaci da inserire nel team. Attenzione, però, per ogni persona che selezioni cerca di individuare subito i punti più vulnerabili del suo carattere (del suo passato, delle sue idee) che potrai sfruttare per condizionarla, qualora si renda necessario. Solo così, potrai gestirla, tenendola sotto controllo, e sfruttando a piacimento i suoi contributi. Inoltre, in questo modo la persona sarà anche disposta a fare un passo indietro per offrirti lo spazio necessario per emergere. E, in qualche caso, si potrà sacrificare, assumendosi il ruolo di capro espiatorio, anche se non ha alcuna colpa. Conterà, naturalmente, la tua abilità nel far balenare la possibilità di futuri guadagni o carriere.
  4. Controllare e filtrare attentamente i rapporti che i tuoi collaboratori hanno con i tuoi superiori. Se adotti il principio n° 3 non puoi fare a meno di verificare e impedire che i tuoi collaboratori possano bypassarti. Tu devi sempre essere per i tuoi capi l’unico riferimento della tua squadra, la ragione per cui il tuo gruppo ha successo e ottiene risultati. Nessuno può saltarti gerarchicamente e i tuoi collaboratori devono essere consci che se ciò succede vi saranno reazioni immediate. In altri termini, nessuno dei collaboratori del tuo team avanza proposte o le ottiene senza che tu lo sappia e lo approvi esplicitamente.
  5. Coprirsi sempre le spalle in caso di fallimento di un progetto. Prima di iniziare un nuovo progetto, valuta attentamente che in caso di fallimento sia possibile attribuire ad altri (altri manager, altri reparti, altre aree funzionali) la colpa, o eventualmente individua dei fattori esterni che possono essere sfuggiti al tuo controllo diretto. Se poi sei stato abile a formare adeguatamente un collaboratore, facendolo diventare una persona fedele e leale nei tuoi confronti, puoi dirottare su di lui la causa del fallimento. Sacrificalo senza problemi. Meglio lui che te!
  6. Eliminare le minacce interne ed esterne al proprio potere. Come carrierista/arrivista devi avere una particolare sensibilità nell’interpretare l’ambiente che ti circonda, devi essere abile a cogliere le minime variazioni di clima, individuando i responsabili e colpendoli inesorabilmente con dichiarazioni esplicite di inadeguatezza, oppure usando tattiche più subdole, con un atteggiamento passivo-aggressivo, seminando dubbi, insinuando sospetti, in modo da inficiare indirettamente la figura di chi tenta in qualche modo di ostacolarti. Se sono due le persone nel tuo staff che potrebbero crearti grattacapi, fai in modo che si accapiglino tra loro. In ogni caso, scegli di favorire soltanto quelle persone che con certezza potranno continuare a rispettare il tuo potere, sia perché hanno dimostrato di essere leali sia perché condizionati dalla paura.

Questi sono i sei principi che aiutano l’arrivista a raggiungere la vetta dell’organizzazione. Richiedono impegno, tenacia, cinismo, cattiveria e anche una buona dose di “bullismo”, che in sostanza può essere definito come “provare piacere nel fare del male agli altri”. Se hai queste doti, allora, forza, la carriera è a portata di mano!

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