Steve McKee: Io non la penso come te

Steve McKee

Anche se crediamo di essere aperti e disponibili, dobbiamo ammettere che vorremmo che tutti quelli che incontriamo la pensassero sempre come noi.

Riteniamo che questo ci faciliterebbe la vita. Anche perché, in modo piuttosto egoistico, crediamo che tutti quelli che la pensano come noi siano persone intelligenti, ben informate e che guardano le cose del mondo dalla prospettiva più giusta.

Ma se tutti la pensassero come noi, non saremmo mai cresciuti, non avremmo cambiato la nostra prospettiva, e, riconosciamolo, ci saremmo annoiati a morte!

C’è una domanda che dobbiamo avere il coraggio di porci: se qualcuno non la pensa come noi, è una cosa buona o cattiva?

Steve McKee, Presidente della McKee Wallwork&Co., società di consulenza di marketing, che ha frequentissimi contatti con un numero elevato di persone ogni giorno, è stupito del fatto che ogni volta, anche su argomenti molto circoscritti, debba confrontarsi con idee, concezioni e visioni diverse e contrastanti tra loro e, naturalmente, con la sua.

Il suo lavoro di consulente lo porta a valutare tutte le differenze di opinioni emerse, accantonando le proprie, cercando di imparare dagli altri con lo scopo di avere una visione il più possibile oggettiva delle cose. In privato, però, le cose vanno diversamente. E quando McKee si trova di fronte a idee che divergono dalle sue ammette con onestà di avere difficoltà ad ascoltarle e a dar loro credito.

D’altra parte, in giro ci sono persone originali, ribelli, piantagrane, che vedono le cose in maniera diversa da noi. Non amano le regole, non hanno rispetto per lo status quo. Puoi non essere d’accordo con loro, puoi criticarli, ma non puoi assolutamente ignorarli. Anche perché, alla fine, sono queste persone – con le dovute eccezioni – che possono cambiare il mondo, far progredire la razza umana, se non altro

perché le persone abbastanza folli da pensare che possono cambiare il mondo sono proprio quelle che lo fanno.

Capovolgiamo il nostro punto di vista e ammettiamo francamente che ci piace essere considerati come “quelli che vedono le cose in modo diverso”, quei “bastian contrari” che il mondo lo vorrebbero cambiare davvero. E non riusciamo proprio a capire perché i nostri pensieri, la nostra visione, il nostro modo diverso di guardare il mondo non siano apprezzati da tutti.

Le persone che non la pensano come noi possono considerarci ignoranti, prevenuti, male informati o, addirittura, una minaccia. Ci guardano storto e sospettano di noi. Non ci danno credito per nulla.

Altri, più aperti e disponibili, al contrario, possono ascoltare le nostre idee, valutare la nostra buona fede, tenere conto delle nostre intuizioni e, se non proprio condividerle, almeno riflettervi sopra, valutarne gli aspetti positivi, considerarle un aiuto, più o meno prezioso, per vedere il problema da un altro punto di vista.

Insomma, dobbiamo renderci conto che il nostro modo di pensare non sempre è giusto ma è, nella maggioranza dei casi, diverso da quello degli altri.

Allora come la mettiamo?

C’è solo una scelta da fare, sostiene McKee, chiudersi alle idee degli altri o, al contrario, decidersi di aprirsi.

Se l’altro non la pensa come me, non sempre sono di fronte a una situazione negativa. Se mi faccio vincere dai preconcetti e chiudo le orecchie per non ascoltarlo, forse perdo una opportunità.

Se decido che sono sufficientemente pronto ad accettare la sfida dell’altro che probabilmente intende contrastare la mia prospettiva, ascoltandolo potrei imparare qualcosa di nuovo e, forse, migliorare il mio punto di vista. E, se sono mentalmente aperto, potrei persino trovare punti di convergenza e anche di accordo.

Al contrario, se giudicherò, in modo il più possibile oggettivo, che la sua posizione non regge al confronto della mia, mi rafforzerò nelle mie convinzioni e sarò in grado di articolare e difendere meglio le mie idee. Sempre senza voler prevaricare. Perché, comunque sia, prevaricare è diabolico!

Quindi, la soluzione possibile è solo una:

ascoltare gli altri.

In modo aperto e attivo e senza pregiudizi. O almeno, provarci.

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