Ce la possiamo fare a battere i robot. Ecco come

Da un articolo del MIT SMR Frontiers

Abbiamo tutti, chi più, chi meno, paura che la tecnologia ci porti via il lavoro. Nessuno sembra che possa fermare l’avanzata dei robot in ogni settore, dai camionisti agli avvocati, fino agli stessi scienziati che progettano i robot. Siamo tutti sulla stessa barca, minacciati dalla implacabile invasione dell’intelligenza artificiale, sotto forma di algoritmi, software o macchine sempre più sofisticate.

Che fare, allora? Quali competenze potranno salvarci dal rischio che il nostro lavoro venga automatizzato? E’ vero che chi possiede più competenze, più esperienze, più abilità avrà meno probabilità di essere sostituito rapidamente dalle macchine. Ma, prima o poi, anche se cercherà di darsi da fare per essere sempre un passo oltre, anche lui dovrà capitolare. E’ naturale!

Socievolezza e variabilità ci differenziano dai robot

Quali sono le abilità che differenziano le persone dai robot e che i robot non potranno mai copiarci? Secondo l’autore dell’articolo: la socievolezza e la variabilità.

Per socievolezza si intende la comprensione delle emozioni altrui e l’essere capace di vedere le situazioni da diversi punti di vista, in altri termini, l’abilità di mettersi nei panni degli altri. Si tratta di un set di competenze che prevede la collaborazione empatica con i colleghi e i clienti e questo aspetto sta diventando una delle priorità più importanti di sviluppo delle skills professionali per certe organizzazioni.

Il secondo aspetto che ci differenzia dai robot è la variabilità, cioè la capacità degli umani di gestire il cambiamento e la diversità delle condizioni che si verificano in ambito lavorativo, al contrario delle macchine che sono estremamente efficienti nel fare sempre la stessa cosa.

Ma in pratica cos’è la variabilità? Secondo gli studiosi, assume tre aspetti in particolare:

  1. Possibilità di individuare valori anomali, cioè rispondere in modo adeguato a eventi o informazioni rare, non previste, inattese;
  2. Multitasking, cioè la capacità di svolgere funzioni diverse e passare con rapidità da un lavoro a un altro;
  3. Apprendimento, possibilità di sviluppare conoscenze diverse in ambiti diversi, sfruttando adeguatamente le competenze pregresse, acquisite in ogni campo.

La terza differenza tra noi e i robot, quella fondamentale: il tempo libero

Sempre secondo gli studiosi, queste due caratteristiche (socievolezza e variabilità), anche se decisamente più significative e motivanti per i collaboratori, richiedono un impegno che certe volte può diventare molto gravoso da gestire e causare casi di burnout (esaurimento, stanchezza psicologica), compromettendo le prestazioni lavorative e aumentando il turnover.

Che fare allora? La soluzione è quasi ovvia: offrire ai collaboratori maggiore tempo libero, aumentando i giorni di ferie, evitando che siano sempre connessi (ad esempio, disattivando le comunicazioni email durante le ore di libertà, ecc.).

La riflessione finale che occorre fare ora è che approfittare del tempo libero è una funzione che nell’era dell’automazione ci distinguerà sempre di più dai robot, i quali non possono svolgerla. E, allora, ben venga maggiore disponibilità di tempo se serve a farci diventare persone più consapevoli, intelligenti e lavoratori migliori, “alla faccia” dei robot.

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