I leader sanno collaborare tra loro?

Domanda intrigante perché, confessiamolo, i manager di un’impresa – che siano leader o meno è da vedere – in genere hanno poco piacere a collaborare tra loro. Eppure la leadership collaborativa, come sostiene Karen Morley, può davvero migliorare la qualità del lavoro all’interno di una azienda, se svolta in modo corretto, evitando disinteresse, contrasti, timore di invasioni di competenze, invidie ecc.

Karen Morley

Le persone intelligenti sanno lavorare da soli, nessuno lo nega, ma questo può funzionare per certi compiti che richiedono determinati sforzi individuali. Oggi, questo tipo di lavori sta quasi scomparendo. Si sente sempre più la necessità di lavorare insieme anche perché è il solo modo per affrontare problemi complessi e interdipendenti.

D’altra parte, è stato dimostrato abbondantemente che le prestazioni elevate ottenute dai gruppi di lavoro dipendono non tanto dalla persona più intelligente che opera nel gruppo o da quella che ha uno status più elevato, ma, piuttosto, dal contributo del gruppo nel suo insieme, sempre che il lavoro venga svolto tenendo conto di certe regole che favoriscano la partecipazione di tutti senza distinzioni o preferenze.

E’ vero che di strada da fare in questo senso, per gestire al meglio capacità, esigenze e qualità di collaborazione, ce n’è ancora tanta, ma una riconfigurazione degli sforzi di impegno collaborativo tra pari è necessaria se le imprese vogliono aumentare significativamente la qualità dell’interazione tra i loro esponenti più importanti, favorendo a un tempo il loro coinvolgimento e allentando le pressioni a cui gli stessi sono costantemente sottoposti.

Difendere il proprio orticello

Nonostante ciò, sono poche le imprese che traggono vantaggio dall’interazione tra manager di pari livello, pur riconoscendo che potrebbero produrre risultati positivi nell’ambito dell’organizzazione. Ed invece continuano a premiare o favorire pratiche che servono a disgregare lo sforzo collettivo, creando tensioni, contrasti, spinte competitive non fruttifere.

Facciamo qualche esempio: ricompensare gli stili di comando e di controllo nei quali emergono i leader che sanno prendere delle decisioni nell’ambito del loro settore, a scapito o ignorando quello che si fa altrove; riconoscere in modo privilegiato i risultati individuali e sottovalutare gli sforzi collettivi; non fornire opportunità sistematiche per l’interazione tra pari di alta qualità, limitandosi a riunioni di basso valore o su processi decisionali non strategici.

Risultato? I manager non collaborano, sono spinti a competere costantemente tra loro, a difendere il loro orticello, a proteggere il loro territorio, mantenere la loro autorità, a ignorare le dinamiche di gruppo, a evitare condivisioni di qualsiasi tipo, il che comporta uno sforzo superiore al normale che si rivela, tutto sommato, improduttivo per l’azienda.

Una risposta a "I leader sanno collaborare tra loro?"

  1. Alvin gennaio 8, 2020 / 7:50 am

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