Un libro per le prossime vacanze

Un articolo che introduce il tema dell’humanistic management con la segnalazione di un libro interessante che i manager possono leggere con piacere durante le prossime vacanze.

Da diversi anni ormai anche nelle aziende si parla liberamente di emozioni e ci si rende conto che non possono più essere giudicate distoniche rispetto al contesto professionale, come avveniva in passato, quando su ogni cosa prevaleva l’aspetto razionale.

Oggi comprendiamo che è sbagliato reprimere le emozioni, sia perché è impossibile farlo (non dipendono dalla nostra volontà), sia perché esse svolgono un ruolo determinante nel nostro modo di vedere la realtà e nelle relazioni interpersonali. Un ruolo che non si può ignorare e che, soprattutto, occorre saper gestire bene se si vuole lavorare meglio, cercando di ottenere soddisfacenti risultati produttivi.

In altri termini si è compreso, sempre più chiaramente, come le emozioni impattino su uno dei processi più delicati che stanno alla base della struttura stessa delle aziende, cioè quello comunicativo. Non solo incomprensioni, misunderstanding, ma anche crisi o veri e propri fallimenti possono essere causati da interazioni tra persone che si rivelano non soddisfacenti o, peggio ancora, fallaci.

Perché accade questo?

Perché nella maggior parte dei casi si ignora che i rapporti che instauriamo con gli altri non si svolgono soltanto sulla lunghezza d’onda della logica e della razionalità ma toccano anche i nervi “scoperti” delle emozioni: capita, davvero molto spesso, che si creda di parlare “alla testa di una persona” mentre la stessa in realtà ci sta ascoltando “con il cuore” o viceversa.

È vero che negli ultimi tempi la comunicazione si è trasformata in modo radicale, anche grazie alla tecnologia, ma non illudiamoci che ciò abbia reso i nostri rapporti esenti da interferenze emotive. Tutt’altro. Vediamo, ad esempio, l’uso dei social o delle email, spesso affidato a reazioni che definiamo “di pancia”, che provengono ancora una volta da emozioni che sfuggono al nostro controllo, che non siamo capaci di gestire.

Di qui la necessità di approfondire la nostra conoscenza delle emozioni per poterle accettare, comprendere e “maneggiare” senza danni e, anzi, facendo in modo che diventino sempre più utili per la nostra attività.

In realtà, da tempo si cerca di introdurre tra le skills dei lavoratori – prima di tutto dei manager, di coloro che hanno responsabilità di gestione – quella che potremmo definire una educazione “emozionale” o, staremmo per dire, “sentimentale” (e, in questo caso, come vedremo il richiamo a Flaubert non è per nulla casuale).

Narrare le capacità

Ecco, allora, che il libro ci invita a un viaggio all’interno di noi stessi, facendoci scoprire sentimenti positivi e sentimenti “killer” che giocano un ruolo importante nel fare (o non fare) emergere le nostre abilità.

Quindici scrittori, più o meno famosi, con le loro storie ci aiutano in questa scoperta affascinante: da Alessandro Manzoni a Robert Musil, da Julio Cortazar a Robert Walser, passando per Henry Miller, Georges Perec, e Antoine de Saint-de Exupéry. Senza dimenticare il grande Lev Tolstoj, Herman Melville, Franz Kafka, Achille Campanile e Joseph Conrad.

Tra gli scrittori di chiara fama, spiccano anche autori meno noti ma non meno interessanti, come Silvio D’Arzo per la capacità di comunicazione e l’ascolto; Bohumil Hrabal, per l’orientamento al cliente e l’empatia e Felisberto Hernàndez, per la gestione dell’incertezza e la sconfitta della delusione. Insomma, un libro che si legge con piacere e che ha molto da insegnare a tutti.

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