La logica del branco

Qualche tempo fa ci siamo soffermati su quella che un brillante scrittore, Marco Malvaldi, in un suo recente romanzo di successo ha definito sinteticamente la “logica del beduino”).

Su questo comportamento, si sofferma in modo più “scientifico”, anche Alfonso Fuggetta, professore ordinario di Informatica presso il Politecnico di Milano e amministratore delegato e direttore scientifico di CEFRIEL, nel suo libro “Cittadini ai tempi di Internet”, Franco Angeli, OrientaMenti, 2018, euro 19, di cui consigliamo vivamente la lettura. Lui la chiama la “logica del branco”.

Su cosa si basa la logica del “branco”?

Sull’esigenza di difendere e attaccare chiunque sia estraneo ad esso e ne metta in dubbio i principi e gli assunti. Secondo l’autore questa è “un’altra forma di paura, di mancanza di certezze, di rabbia per le cose che non vanno, di ricerca di un luogo e di un significato nei quali riconoscersi e trovare sicurezza e conforto”.

Secondo un altro ricercatore – Walter Quattrociocchi (Ca’ Foscari- Venezia) – questo luogo potrebbe essere definito echo chamber: “uno spazio definito sul web nel quale le idee scambiate, essenzialmente, si confermano le une con le altre” dove “gli utenti scambiano informazioni molto simili, in pratica facendosi eco l’un l’altro”.

Torniamo al libro di Fuggetta. Mettere in discussione idee e posizioni che qualificano un movimento o l’insieme di ideali che lo definiscono vuol dire mettere in discussione ciò in cui si crede e che ci dà significato. E non si può accettare in alcun modo che tali idee o posizioni possano anche solo essere criticate.

Quindi, si fa qualunque cosa pur di difenderle, e in particolare si utilizza un sistema semplice (subdolo quanto basta) e vecchio quanto il mondo, cioè contrastare l’interlocutore attaccandolo e/o screditandolo sul piano personale in diversi modi.

  • “Si associa la persona con cui si dibatte con il partito “avversario” e quindi qualunque cosa dica deve per forza essere osteggiata e messa in dubbio. Come può essere che un “nemico” possa saperne di più e magari addirittura avere ragione?
  • Se il movimento a cui appartengo ha deciso che il resto del mondo è fatto di disonesti e venduti, chi ho di fronte, anche fosse estraneo a qualunque partito o schieramento, se non è “uno di noi” deve essere per forza uno dei “cattivi”, un disonesto o un venduto. È il manicheismo applicato ai rapporti sociali: “chi non è con me è contro di me”.

In questo contesto, Internet è il luogo dove queste dinamiche si sviluppano in modo immediato e pervasivo, dove è possibile e facile costruire mondi che rispondono alle nostre paure, ci confortano e ci dicono chi sono i responsabili dei problemi che viviamo nella vita quotidiana”.

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