Troppo lavoro: la passione ti esaurisce

Jennifer Moss

Cominciamo a sfatare qualche mito anche a costo di andare controcorrente. Abbiamo sentito spesso questa affermazione: “Se fai ciò che ami non lavorerai mai un giorno nella vita!”. Sono quelle frasi ad effetto che gli idealisti o gli ingenui condividono con entusiasmo ma che sono una totale invenzione, secondo Jennifer Moss.

Le contraddizioni di una frase del genere vengono subito al pettine. Se il lavoro è la tua passione, non dovresti mai smettere di lavorare. Dovresti continuare a farlo, aumentando se possibile il ritmo, senza pensare di fare nemmeno un’ora di relax, nemmeno un giorno di riposo, né, men che meno, programmare settimane di vacanze.

E, infatti, c’è chi su questi temi ha costruito filosofie di lavoro, corsi di formazione, strategie organizzative, illudendo chi vi aderiva che questa fosse la strada giusta da percorrere per raggiungere la piena soddisfazione e il successo non solo nella propria attività ma anche nella propria vita.

In cima a tutto, è stato messo il famoso motto “Work is bliss”, il lavoro è beatitudine. Un messaggio che ha un suo fascino ma che, alla fine, per molti è risultato illusorio. E, oltretutto, molto pericoloso.

Il burnout

Questo tipo di mentalità, infatti, ha portato molti di coloro che non hanno saputo trovare un giusto equilibrio tra lavoro e vita privata a conseguenze drammatiche, al cosiddetto “burnout”, cioè un esaurimento emotivo dovuto a un eccessivo stress lavorativo.

Chi sostiene queste tesi non è una scansafatiche. Tutt’altro. E’ una esperta di un tema affascinante e coerente con l’argomento che stiamo trattando, cioè la felicità in ambito lavorativo, il benessere nel luogo di lavoro.

Lei ama il suo lavoro e lo fa da sempre con passione. Tuttavia, riconosce che il rapporto con la sua attività è simile a una complessa storia d’amore. Ogni istante trascorso immersa nel suo lavoro è elettrizzante, appassionante, coinvolgente, ma arriva anche per lei il momento nel quale è necessario prendere una pausa di riflessione, un po’ di riposo, per uscire dal meccanismo nel quale è convolta, e tirare il fiato…

La notizia

Dopo decenni di studi, a 45 anni da quando lo psicologo Herbert Freudenberger se ne occupò per primo, l’Organizzazione mondiale della Sanità di recente ha ufficialmente inserito il burnout nel suo elenco dei disturbi medici, aggiornato di anno in anno.

Secondo gli esperti mondiali in fatto di salute, lo stress da lavoro non è una vera e propria malattia, ma un “problema associato alla professione” caratterizzato da evidenti sintomi: “spossatezza sul luogo di lavoro”, “cinismo, isolamento o in generale sentimenti negativi” ed “efficacia professionale ridotta”.

La conclusione dell’Oms è però l’aspetto più importante della catalogazione del burnout: in quanto viene definita come una “sindrome che porta a stress cronico impossibile da curare con successo“, che in questo modo conferma la decisione dell’agenzia speciale dell’Onu per la salute di fornire precise direttive ai medici per diagnosticarlo.

Chi vuol leggersi l’articolo di Jennifer Moss, lo trova qui.

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