Altro che esperti, bisogna essere sperimentatori!

E’ possibile che si avveri il sogno di Friedrich Engels? Quello di una società in cui “si possa fare una cosa oggi e un’altra domani, cacciare al mattino, pescare al pomeriggio, allevare bestiame alla sera, ragionare dopo pranzo, senza mai diventare cacciatore, pescatore, pastore o critico”.

Senza arrivare a tanto, Giuliano da Empoli – nel suo libro del 2013, “Contro gli specialisti. La rivincita dell’umanesimo”, edizioni Marsilio, 12 euro – avanza l’ipotesi che oggi più che il sapere specialistico conti la sperimentazione, l’ibridazione dei saperi e delle competenze. Da questa visione, discende la necessità di creare una nuova leadership, che abbia come caratteristica peculiare lo spirito dell’“esploratore” contro gli “ignoranti-istruiti”.

Ma ecco le sue parole. “In un contesto molto più mobile, governato da reti in continua evoluzione, i confini diventano più fluidi e il premio va ai nomadi capaci di attraversarli con maggior disinvoltura. Oggi, la massima innovazione non nasce più dal centro, bensì dalla frontiera tra i saperi, laddove i sistemi si sovrappongono”.

Il problema degli specialisti è che essi credono che tutto sia calcolabile, prevedibile, riducibile a statistiche, cosa che li porta a conformarsi alle previsioni che essi stessi hanno elaborato.

In un contesto come quello attuale in cui tutto è imprevedibilità, invece, i leader efficaci sono, secondo l’autore, quelli che accettano i limiti della propria competenza. Non si presentano come esperti, bensì come sperimentatori, capaci di attivare, come accade nel nostro cervello, nuove sinapsi che generano nuovo valore per l’impresa.

Le sinapsi sono gli spazi tra le cellule cerebrali, veri e propri canali di comunicazione attraverso i quali il cervello funziona. Apprendere significa generare continuamente nuove sinapsi, ovvero nuovi collegamenti tra le cellule, creando nuove aree cerebrali, ibridando le diverse competenze e generando nuova progettualità.

In ambito aziendale, occorre superare la gerarchia a favore di una forma organizzativa più efficiente, con sistemi di coordinamento reticolare. Giuliano da Empoli a questo proposito sostiene: “…anziché essere immobile, la struttura interna aziendale si riconfigura di continuo sulla base dei progetti in corso, che diventano un’unità costitutiva dell’organizzazione interna, al posto delle vecchie gerarchie”.

In questa visione, l’aspetto strategico fondamentale è costituito dal progetto, dallo scopo comune. La specializzazione diventa un valore soltanto se viene messa in rete e condivisa per raggiungere appunto un obiettivo comune.

4 risposte a "Altro che esperti, bisogna essere sperimentatori!"

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    http://www.outsidernews.it/la-trappola-dellesperienza-quando-gli-esperti-bloccano-linnovazione-piu-profonda/

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