Eccedere fa sempre male. Anche troppa felicità non fa bene

Un articolo del Dr. Robinson su WebMD, un sito americano di consigli medici, è arrivato alla conclusione – tutto sommato abbastanza banale – che quando nei nostri comportamenti esageriamo, in genere rischiamo di sbagliare o farci del male.

Qualche esempio. Troppo esercizio fisico può danneggiare le nostre articolazioni o causare, soprattutto nelle donne, l’osteoporosi. Dormire più di otto ore a notte potrebbe aumentare il rischio di problemi cardiaci. Fare sesso o lavarsi le mani troppo spesso, ma anche mangiare sempre cibi che giudichiamo “sani”, potrebbe creare problemi di salute. Anche chi beve troppa acqua, per assurdo, potrebbe avere conseguenze gravi.

Ma anche caratteristiche psicologiche, tratti della personalità e abilità specifiche consolidate da tempo possono, se esageriamo a utilizzarle, rivelarsi negative o, quantomeno, perdere la loro efficacia o il benessere che procurano.

Allora, ci chiediamo: quando una buona abitudine può diventare cattiva? E soprattutto come riuscire a capire quando si esagera?

Un altro articolo di Ronald E. Riggio (2013) su Psychology Today intitolato “Too much of anything is bad for you”, si concentra su tratti di personalità, competenze, abilità per dimostrare come una cosa buona possa trasformarsi in una cosa negativa.

La sicurezza di sé, la coscienziosità e l’intelligenza, se portate all’estremo, possono diventare comportamenti disadattivi.

La fiducia in se stessi può apparire come arroganza o narcisismo, mentre una persona eccessivamente coscienziosa può essere percepita come perfezionista.

Un alto grado di intelligenza, specialmente nei leader, potrebbe contribuire a rendere il loro lavoro inefficace perché i collaboratori potrebbero avere difficoltà a comprenderlo. E, allora, che fare?

Non perdere mai di vista il senso dell’equilibrio

L’equilibrio va inteso come capacità di evitare comportamenti estremi, di destreggiarsi con abilità in situazioni difficili, cercando di utilizzare a proprio vantaggio circostanze, condizioni, tendenze in contrasto fra loro, per evitare che esagerando si finisca per perdere il controllo di sé.

Le caratteristiche, le abilità e le altre variabili psicologiche che fanno parte del nostro modo di essere devono essere in equilibrio. Qualche esempio: l’estroversione va bilanciata dal tatto; la gradevolezza da un’adeguata dose di assertività; la coscienziosità dalla capacità di portare a termine i propri compiti, ecc.

Ricordiamo che, secondo Aristotele, la ragione deve dominare sugli impulsi, attraverso la ricerca del «giusto mezzo» fra passioni estreme: “La virtù consiste in una medietà tra due vizi, quello per eccesso e quello per difetto”. La temperanza, la moderazione o l’equilibrio rappresentano quindi delle virtù.

Anche troppa felicità fa male?

La felicità è generalmente percepita come una buona cosa. Trascorriamo molto tempo alla ricerca di cose che crediamo possano renderci felici. È anche opinione comune che tutti possiamo trarre beneficio dall’essere più felici. Numerosi studi dimostrano che la felicità e le emozioni positive sono importanti, eppure anche la felicità (troppa felicità) può fare male.

Si dice anche che il denaro non dia la felicità. (Woody Allen era d’accordo, anche se chiosava. “… figuratevi la miseria”) Ma un po’ di vero in questa affermazione c’è, perché una ricerca ha stabilito che la felicità si abbassa con l’aumento del reddito, così che dopo un certo livello di ricchezza-reddito (sui 100.000 euro annui) non si riesce più ad apprezzare alcun aumento a livello di felicità.

Ma si può dire che una persona a un certo punto della sua vita è troppo felice?

Contrariamente alle credenze popolari, gli studi hanno dimostrato che livelli eccessivi di esperienze, emozioni e stati mentali positivi possono diventare malsani. June Gruber, docente di Psicologia all’Università di Yale, suggerisce che cercare costantemente di essere felice può generare angoscia.

L’intensità è il primo aspetto che June Gruber e colleghi hanno osservato quando si parla di felicità. L’intensità si riferisce al “grado o quantità di forza che qualcosa possiede” (Merriam-Webster, 2019). Quando si dice che qualcosa è “intenso”, di solito significa che si ha la sensazione che si sia raggiunto un estremo, un limite quasi insuperabile. In questo caso, “troppo felice” o “troppo positivo” può significare un intenso livello di felicità.

Varie ricerche hanno scoperto che intensi gradi di felicità possono essere pericolosi in quanto possono portare a risultati negativi invece di avvantaggiarci (Oishi, Diener e Lucas, 2007). Una persona estremamente felice e sempre felice potrebbe non essere completamente in contatto con la realtà. Questo disimpegno dalla realtà, quando una persona sperimenta intensi livelli di felicità, può portare a comportamenti rischiosi e disfunzioni in alcune aree della sua vita.

Moderati livelli di felicità – cercati, assaporati, delibati ogni giorno con pazienza e senza forzature – lasciano lo spazio anche a emozioni meno piacevoli. E queste esperienze meno piacevoli possono aiutarci a crescere e affrontare la vita, anche perché ci aiutano ad apprezzare ancora di più i momenti di felicità.

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