Salario minimo o salario massimo?

Dan Price, fondatore e CEO di Gravity Payments

Ricorderete che quattro anni fa fece scalpore la notizia che l’amministratore delegato di Gravity Payments, Dan Price, aveva deciso di compiere una grande rivoluzione nella struttura retributiva della azienda da lui diretta, aumentando i salari annui dei suoi dipendenti a 70.000 dollari e contemporaneamente riducendo (90 % in meno) il proprio stipendio che superava il milione di dollari. (Ricordiamo che la media dei salari in azienda era attorno ai 50.000 dollari l’anno).

La decisione del CEO era motivata da una considerazione piuttosto nota, scaturita da uno studio sulla felicità umana, secondo il quale, superando un reddito annuale di 75.000 dollari non aumenta il benessere economico di una persona. In altri termini, quel tetto di guadagno annuo garantirebbe la massima felicità possibile. (Fa ridere pensare che nel frattempo in Italia si sta discutendo sul salario minimo: 9 euro lordi all’ora).

Dan Price, convinto di quello che ha fatto, recentemente ha applicato lo stesso criterio anche ad un’altra impresa di sua proprietà, la Boise, sita in Idaho. In tal modo, il 25% dei suoi collaboratori si è visto raddoppiare la retribuzione, mentre più del 30% ha incassato aumenti significativi. Questo intervento ha cambiato la vita di molti suoi dipendenti, parecchi dei quali hanno potuto acquistare una casa. Anche se altri, quelli che guadagnavano di più o avevano maggiore anzianità, hanno mosso delle critiche soprattutto perché si sono sentiti ridimensionati nella loro posizione. Ricordiamo la frase di don Milani: “E’ ingiusto far parti uguali tra diseguali”.

Naturalmente, non sono mancati nemmeno retroscena famigliari. Bloomberg all’epoca della prima decisione di Dan Price aveva pubblicato un articolo piuttosto critico su di lui, ipotizzando che questa decisione potesse essere collegata a una causa che il fratello Lucas, azionista dell’impresa, gli aveva intentato, riguardante proprio la distribuzione degli utili.

Il problema è il solito: la differenza tra eguaglianza (dare a tutti le stesse cose) ed equità (dare a tutti le stesse possibilità). Ma anche questo non basta. Non bisogna mai dimenticare altri sentimenti che muovono il comportamento dell’uomo quali la rivalità, la competizione, che però potrebbero essere utilizzati più funzionalmente se si riuscisse una volta per tutte ad accantonare il problema esclusivamente monetario che a certi livelli si è dimostrata una spinta motivazionale non più sufficiente. Ma il tema è spinoso e meriterebbe altre riflessioni.

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