Il capitalismo sull’orlo di una crisi di nervi?

Obama in un discorso al Business Roundtable nel dicembre 2012

Diversi segnali stanno a dimostrare che è in corso un’autocritica del modello liberista proveniente dal suo interno che mette in discussione, o così sembrerebbe, i fondamenti che lo costituiscono, prima di tutto l’attenzione a massimizzare i profitti e il valore per gli azionisti.

La prima avvisaglia a fine agosto. Il Business Roundtable, il gruppo che riunisce 200 aziende americane fra le quali Amazon, Blakcrock, General Motors e Jp Morgan, ha deciso di modificare la propria filosofia, emanando un comunicato che ha del rivoluzionario. Gli azionisti vanno considerati alla pari dei lavoratori, dei clienti, dei fornitori e delle comunità nelle quali operano. Le aziende devono “proteggere l’ambiente” e trattare i dipendenti con “dignità e rispetto”.

Cosa succede? I capitalisti si sono accorti che stanno esagerando? Hanno problemi con la loro coscienza? Oppure si tratta solo di una trovata pubblicitaria?

Concordiamo con Joseph E. Stigliz, che sostiene che la prima cosa che le società dovrebbero fare è pagare le tasse. Ecco le sue parole: “Eppure tra i firmatari della nuova visione aziendale ci sono i principali evasori fiscali del paese, tra cui Apple, che, secondo tutti i conti, continua a utilizzare paradisi fiscali. Altri hanno appoggiato il disegno di legge 2017 del presidente degli Stati Uniti Donald Trump, che riduce le tasse per le società e i miliardari, ma, una volta pienamente attuato, aumenterà le tasse sulla maggior parte delle famiglie della classe media e porterà altri milioni di persone a perdere la loro assicurazione sanitaria”.

Jamie Dimon, Presidente di Business Roundtable e CEO di JP Morgan insieme al Presidente USA Donald Trump per un incontro alla Casa Bianca nel 2017

C’è bisogno, quindi, di riforme legislative serie che non solo autorizzino ma obblighino i responsabili delle imprese a rivedere i loro rapporti con gli stakeholders. Solo così i molti amministratori delegati che potrebbero voler fare la cosa giusta, saranno tutelati perché chi non lo fa non verrà avvantaggiato ma sarà sanzionato. In altri termini, ci deve essere parità di condizioni, che garantiscano che le imprese con una coscienza non siano danneggiate da quelle che invece questa coscienza non ce l’hanno.

Ma non finisce qui. Poco tempo dopo il Business Roundtable, altra sorpresa.

Il Financial Times, il quotidiano finanziario britannico più prestigioso, sempre schierato in difesa del sistema del libero mercato, ha lanciato una grande campagna per rivedere i principi del capitalismo, arrivando a dire, attraverso il suo redattore più rispettato, Martin Wolf, che l’economia capitalista si è trasformata in un luogo dove un gruppo di individui privilegiati – per connessioni politiche o posizioni di mercato – è in grado di accumulare rendite, estraendo valore per sé dal resto della società, senza essere esposto a una vera concorrenza e senza che nessuno lo costringa a restituire alla società una parte di ciò che prende.

I capitalisti mettono finalmente in dubbio la teoria di Milton Friedman, ideologo del libero mercato? Ricordiamo la sua regola principe: “Esiste una e una sola responsabilità sociale delle imprese: utilizzare le proprie risorse e impegnarsi per progettare attività in grado di aumentare i propri profitti“.

Non illudiamoci.

Credo che su questo punto il compianto sociologo, Luciano Gallino, abbia detto cose difficilmente contestabili: “Una serie di riforme dell’economia capitalistica che riducesse i suoi squilibri endemici, e ricostituisse un rapporto accettabilmente equilibrato tra sistema produttivo, sistema finanziario e ambiente, comporterebbe un tale mutamento dei rapporti di forza politici a livello mondiale da apparire al momento quasi inconcepibile”.

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