Allegri! La vecchiaia è finita! (2)

Nel numero di ottobre del MIT Technology Review con il titolo “Old age is over” anche la famosa rivista americana si è soffermata sul problema dell’invecchiamento della popolazione e su come la scienza, l’industria ma la stessa opinione pubblica affronta questo problema. Ne riportiamo alcuni stralci, rielaborandoli secondo la nostra prospettiva.

Aumenta l’aspettativa di vita ma siamo impreparati ad affrontare le conseguenze dell’anzianità

Di tutti i cambiamenti sconvolgenti che l’umanità sa di dover affrontare nei prossimi decenni – i cambiamenti climatici, l’ascesa dell’Intelligenza Artificiale, la rivoluzione dell’editing genetico – nessuno è prevedibile nei suoi effetti quanto l’invecchiamento globale.

L’aspettativa di vita nelle economie industrializzate ha guadagnato più di 30 anni dal 1900 e per la prima volta nella storia umana ci sono ora più persone che hanno oltre 65 anni rispetto a quelle che ne hanno meno di 5 anni, il tutto grazie a una combinazione di crescente longevità, ridotta fertilità e invecchiamento della fascia di persone appartenenti al baby boom. Abbiamo visto queste tendenze svilupparsi per generazioni e i demografi sono stati in grado di classificarli con decenni di anticipo”.

Eppure siamo assolutamente impreparati alle conseguenze. Siamo impreparati economicamente, socialmente, istituzionalmente e tecnologicamente.” Ma, forse anche psicologicamente e culturalmente.

Chi sono gli anziani? Consumatori passivi

In altri termini, i prodotti rispecchiano una visione della vecchiaia riduttiva, creando un’immagine degli anziani come consumatori passivi. Quindi, quando un adulto più anziano fa domanda per un lavoro, deve combattere contro il pregiudizio, che rappresenti solo un consumatore e non svolga più alcun ruolo produttivo. Di conseguenza, le sue esperienze duramente conquistate raramente vengono utilizzate dalle imprese o trovano applicazione nelle decisioni di progettazione di nuovi prodotti all’avanguardia, specialmente quelli ad alta tecnologia che probabilmente daranno forma al modo in cui vivremo domani.

“Chi studia i prodotti-servizi per le persone anziane pensa di aver compreso le esigenze di questo mercato, ma non ha tenuto conto del fatto che i consumatori più anziani in genere rifiutano qualsiasi prodotto che venga presentato loro come soluzione per la “vecchiaia”. D’altra parte, secondo una ricerca, solo il 35 % delle persone con 75 anni e più di età si considera “vecchio”.

Due tipologie di anziani: il bisognoso o l’avido

“E’ giusto che i giovani designer cerchino di mettersi nei panni dei consumatori più anziani, ma potrebbe non essere sufficiente per dare loro una visione reale dei loro desideri”. “Resta un divario tra ciò che i consumatori più anziani desiderano da un prodotto e ciò che la maggior parte di tali prodotti offre, e non è una questione banale”.

Inoltre, la narrativa costruita sulla vecchiaia per quanto riguarda i prodotti creati per le persone anziane, tende a situarsi tra i due estremi: anziano bisognoso/anziano avido. Al primo, deambulatori, montascale, integratori, pillole per la memoria, ecc. Al secondo, viaggi, terme, navi da crociera, golf green, ecc.

Vi sono un’infinità di pubblicazioni che esaltano le virtù delle persone anziane, ma qualsiasi effetto positivo che potrebbero avere sulla percezione pubblica viene ampiamente ridimensionato da un singolo prodotto sugli scaffali dei negozi.

Per gli anziani prodotti “infantilizzanti”

Perché i prodotti realizzati per le persone anziane sembrano così spesso “poco interessanti, troppo grandi, poco colorati, scialbi, ordinari, addirittura “infantilizzanti”?” Questi prodotti creano degli stereotipi duri a morire perché considerano le persone anziane solo come un problema da risolvere.

Nella vita c’è molto di più delle cose da acquistare, ovviamente. Eppure, ci sono buone ragioni per credere che la chiave per una vecchiaia migliore, più lunga e più sostenibile, possa risiedere solo in prodotti migliori.

Di qui, la pubblicità che descrive l’anziano come persona che ha sempre problemi fisici e talora anche ridotte capacità intellettuali, che deve essere aiutato, sostenuto, compatito; e, oltretutto, lo vede soprattutto nella sua funzione parentale (nonno), non come persona autonoma, dotata di grande esperienza e conoscenza.

“Nonni, andiamo!”

“E non è nemmeno vero che gli anziani non sono esperti di tecnologia. Forse quello stereotipo conteneva una volta un granello di verità – nel 2000, solo il 14% delle persone che aveva compiuto 65 anni e più negli Stati Uniti utilizzava Internet – ma non è più così. Oggi, il 73% della popolazione di quella età è online e metà possiede smartphone”.

La “vecchiaia”, come la conosciamo oggi, è frutto di un’invenzione

“Il libero mercato in certi casi deforma la realtà, anziché impegnarsi a sfruttare l’energia contenuta in quel mercato e puntare a modificare certi falsi miti della vecchiaia . Dopotutto, è necessario colmare il divario delle aspettative se non altro perché le aziende potrebbero guadagnare di più avendo a disposizione un mercato davvero enorme”. Un tale sviluppo, ovviamente, non risolverà tutti i problemi associati all’invecchiamento quali le disuguaglianze di reddito e sociali, ma potrebbe almeno fornire strumenti più adatti a valorizzare un periodo della vita che si profila tutt’altro che passivo.

Per approfondire l’argomento, vi consigliamo di leggere il pdf sulla Silver Economy e le sue conseguenze che abbiamo compilato sulla base del rapporto Censis-Tendercapital del 29 ottobre 2019.

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