Etica: ragionare secondo il modello scientifico

Come abbiamo visto, conoscere le regole del vivere civile ed etico in azienda (come nella società, in famiglia, ecc.) non si traduce automaticamente in un comportamento corretto. Né basta avere buone “intenzioni” affinché esse, nella realtà concreta vengano applicate.

A questo punto, può farsi avanti una domanda importante che molti pensatori si sono posti nel tempo: “Pesa più il contesto (sociale, ambientale, situazionale) oppure pesano di più le caratteristiche insite nella persona che agisce?”. Di qui. L’altra domanda che va oltre la riflessione di Bandura, cioè: “Quali sono queste caratteristiche? Vanno ricercate nella natura stessa dell’uomo, in determinate predisposizioni biologiche o naturali? Nella sua evoluzione? Può aiutarci in questa analisi la neuroetica?”. Su questi temi anche le ricerche di Robert Plomin potrebbero darci una mano.

Un importante contributo ci può arrivare però dal genetista evoluzionista del comportamento, Robert Trivers, che sostiene, in modo quasi provocatorio che siamo tutti dei bugiardi, e non mentiamo solo agli altri, ma anche a noi stessi. Ma non basta. Addirittura, creiamo le occasioni per ingannare o per ingannarci. In realtà, inganno e autoinganno, spesso si rivelano soluzioni esiziali, tanto da allontanarci dalla realtà al punto di spingerci verso terribili catastrofi, compresa la morte.

Inganno e menzogna per sopravvivere

Ma allora perché l’inganno ha un ruolo tanto importante nella nostra vita quotidiana, come sostiene Trivers? Perché continuiamo a farlo? Secondo lo studioso la risposta è semplice: perché la menzogna è la forma più efficace di comunicazione umana. In altre parole, l’autoinganno si evolve al servizio dell’inganno: inganniamo prima di tutto noi stessi per consentirci di imbrogliare meglio gli altri. Crediamo di essere più intelligenti, più furbi, migliori di quanto siamo veramente per motivi biologici, per aiutarci a sopravvivere, per procreare. Falsità, menzogne, bugie sono presenti a ogni livello della vita, nel privato, come nelle aziende e nella politica. Non possiamo quasi farne a meno perché sono nella nostra natura. Sconvolgente, vero?

Continua Trivers: non stupiamoci di questa scoperta, tutti gli esseri viventi sono capaci di ingannare e lo fanno continuamente. I batteri, le piante, gli insetti e una vasta gamma di specie animali. Dai virus che imitano il comportamento dell’organismo che li ospita fino all’uomo che nel ricordo distorce (spesso di proposito) i dettagli di un litigio, la scienza ha dimostrato che l’ingannatore, anche se lo fa a suo rischio e pericolo, riesce quasi sempre a prevalere sugli altri. Trivers può lasciarci sconcertati ma i suoi studi sviluppano per la prima volta una teoria generale dell’inganno e dell’autoinganno basata su valutazioni scientifiche difficilmente contestabili e sulle più recenti scoperte della biologia evoluzionistica.

Qualche spunto dall’ultimo libro di Gilberto Corbellini

A questo punto, seguo il consiglio di Gilberto Corbellini, docente alla Sapienza (che in passato ha collaborato con noi) e segnalo qualche stralcio dal suo più recente libro, intitolato “Nel paese della pseudoscienza” che vi consiglio di leggere.

Oggi sappiamo che i nostri tratti comportamentali sono frutto della selezione naturale e che non si sono evoluti per conoscere la verità o inglobare qualche specifico valore morale ma per essere strumenti flessibili e rispondere così adattivamente a diversi contesti ambientali”.

Secondo il filosofo della scienza Alex Rosenberg (2011), il nucleo dei sentimenti morali a cui rispondiamo – suggerisce ancora Corbellini – “non è giudicabile in termini di vero/falso, giusto/ingiusto o corretto/sbagliato. Nella morale non vi è nulla che possa essere dimostrato più o meno corrispondente alla realtà in generale sulla base di prove valide intersoggettivamente. Le idee e gli argomenti etici non sono come i concetti e le ipotesi che si usano per definire o spiegare i fatti. Quello che nella morale induce a credere che ci siano il giusto e l’ingiusto è un autoinganno, cioè dipende dal funzionamento del cervello, e questo perché una tale finzione migliora l’efficienza riproduttiva e la trasmissione dei geni”.

Secondo Corbellini, in conclusione, è “l’incapacità di essere scientifici e naturalistici che porta più facilmente, attraverso l’uso della nostra moralità di fondo, agli errori morali e, quindi, alle catastrofi morali”.

L’etica della scienza e la libertà dell’uomo

Il libro offre numerosissimi altri spunti di riflessione. Pensiamo agli studi dell’antropologo culturale americano Allen Schweder che individua tre principali forme di moralità umana, fondate su divinità, comunità e autonomia. Nell’etica fondata sulla autonomia, conta l’autodeterminazione e si assume come principio che le persone decidono liberamente sul proprio corpo e che ogni decisione è legittima, tranne quelle che causano danni o interferiscono con la libertà degli altri individui. Questo tipo di etica, sostiene Corbellini, è recente ed è “il prodotto delle ricadute culturali delle idee e dei metodi scientifici, per cui si spiega anche come mai l’etica della scienza che presuppone la libertà di ricerca e lavora per il superamento delle tradizioni abbattendo le credenze dogmatiche, sia invisa nei sistemi morali fondati sulla divinità e sulla comunità”.

Da qui – ma stiamo brutalmente semplificando – si arriva a un altro tema scottante: la libertà umana. “Da una prospettiva neuroscientifica noi siamo tanto più liberi quanto più siamo autodeterminati attraverso gli scambi di informazioni che possono avere luogo nel cervello, ovvero quanto più siamo capaci di autocontrollo”.

L’autocontrollo, secondo Corbellini che riprende una affermazione di Mischel, (2014) è “avere la capacità di differire la gratificazione ed esercitare l’inibizione di pulsioni, come resistere a un dolce, a fumare una sigaretta o rimanere calmi di fronte ad aggressioni o insulti. L’autocontrollo è la competenza che riescono ad acquisire le persone di agire sulla base della comprensione contrastando gli effetti nocivi delle situazioni, in modo da regolare e adattare in tempo reale le azioni dirette agli obiettivi, anche interpersonali, evitando di produrre risposte automatiche, quali in genere sono i comportamenti di prevaricazione, sottomissione e conformità”.

Ricerca scientifica e democrazia

La tesi che porta avanti con forza Corbellini è che ricerca scientifica e democrazia vanno di pari passo, come la libertà di pensiero modellata sul funzionamento dei processi scientifici. “La scienza va oltre la mera formulazione di ipotesi, adottando un criterio per il test empirico di controllo, che può provare falsa una teoria. In questo modo, anche se può essere emotivamente spiacevole, gli scienziati si rendono conto che possono sbagliare. La formazione scientifica nel tempo insegna come evitare almeno in parte le scorciatoie mentali e i pregiudizi, che conducono sistematicamente a inferenze sbagliate e conclusioni scorrette, stimolando il pensiero critico e scettico, non condizionato dall’esterno, ma governato dal proprio scrutinio, o meglio, da un modello che valorizza il comportamento onesto e autonomo e che assomiglia a quello concettualizzato dalla libertà moderna”.

Una risposta a "Etica: ragionare secondo il modello scientifico"

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